Guai a mandare l'Empoli in semifinale, che poi crollano gli ascolti. Calcio di provincia ancora sotto attacco, ma la Coppa Italia è di tutti. Altrimenti si può rispolverare il Trofeo Moretti

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Dazn ha perso 15 milioni di telespettatori

La Coppa nazionale, però, sarebbe di tutti. Già non è più della Serie C, senza motivo perché un club di terza serie ci pagherebbe una buona parte di stagione con un incasso casalingo, spesso non è della Serie B, i cui club sono costretti a giocare in gara singola e in trasferta, spesso non è nemmeno delle piccole (stesso motivo), ma per una volta che c'è la sorpresa non si può gridare allo scandalo. Se l'Empoli batte la Juve non è colpa di nessuno se non della Juve stessa, per fare un esempio, e analizzare il tutto con l'audience tv significa torcere a proprio piacimento il concetto di bacino d'utenza. Detto che i due milioni che hanno visto la semifinale di martedì sono in linea con i dati degli altri canali (Rai 1 e Rai 2 hanno fatto più o meno uguale), in Italia c'è un grosso problema di cultura sportiva, che parte proprio da chi non vorrebbe le piccole in Paradiso per una notte. Il concetto di sport è proprio questo: dare una possibilità a tutti. Negarlo, sulla base degli ascolti tv, è un controsenso, perché è il calcio in generale ad andare male. Basti pensare che Dazn, che trasmette in esclusiva tutto il campionato - quindi tutte le big e tutti i big match - ha perso 15 milioni di spettatori nelle prime 30 giornate. Chiamiamo il Real Madrid per alzare l'auditel?

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