La scelta di Simone dovrebbe riconciliare con il calcio, invece continua ad aprire sterili polemiche per la desuetudine verso un rifiuto coraggioso: il professionista Verdi lascia sul piatto 1.8 milioni a stagione
Simone Verdi è uno spot per il calcio romantico, sempre ammesso che a qualcuno piaccia ancora. Il coraggio di un ragazzo che lascia sul piatto un ingaggio raddoppiato, per una scelta di vita e professionale, andrebbe premiato con titoloni sui giornali e sulle tv, perché riporta tutti noi calciofili sulla terra, ricordando al mondo che nella vita contano i soldi ma anche e soprattutto i percorsi umani.
E allora è inutile che i media nazionali si strappino le vesta per una mancata cessione, increduli di fronte al leader del Bologna che dice di no al pressing della capolista, un evento imponderabile e incredibile per chi ha deciso che nel calcio devono sempre comandare i potenti e i ricchi a discapito dei club medio-piccoli. Il paradosso è che invece di premiare una scelta di cuore - merce rarissima - la si critica senza pietà, come se Verdi fosse impazzito, un ragazzo a cui mettere la camicia di forza. 'Il calcio è di chi lo ama' ci viene spesso ripetuto, allora amatelo davvero quando un calciatore, visibilmente emozionato, ringrazia Napoli ma decide di restare a Bologna. Perché questa è l'emozione, il cuore, il sentimento. Altrimenti diventa 'il calcio è dei ricchi, e chi lo rifiuta è matto'. C'è grande coraggio in tutto ciò che ha fatto Verdi, rifiutando 1.8 di ingaggio e inimicandosi una piazza intera, quella contro cui giocherà tra una settimana e mezzo. Proprio per questo, chi tratta e vive di calcio a livello mediatico dovrebbe issarsi a baluardo a sostegno di una scelta ponderata, ma di cuore, invece di criticarla, parlando a vanvera di treni mancati, codardia o addirittura tirando fuori storielle dietrologiche senza senso. Ma forse proprio a questo serviva il rifiuto di Verdi: a farci capire che in realtà il calcio non è pronto a sostenere una decisione sentimentale a discapito di una economica. Simone ha insegnato tanto per chi ha desiderio di imparare, nulla a chi non riesce a tollerare il gran rifiuto a una big. E purtroppo chi sposta le masse sono i media nazionali, non tanto quelli locali che fin da subito hanno compreso i legittimi dubbi di Simone.
Non resta allora che prendere atto di ciò che accade, di un calcio che si accapiglia dopo la disfatta Mondiale ma che ancora adesso non ha un presidente federale e un Ct, di un calcio malato che non sopporta la scelta di cuore ma proprio di cuore si riempie la bocca, di un calcio malato che sempre di più fa da stampella ai potenti, di un calcio malato che considera i baluardi del romanticismo come pazzi furiosi da emarginare. Verdi si è comportato da vero uomo, tanto che Sarri ha capito la felicità del ragazzo di essersi tolto un peso e di aver preso la decisione più giusta dal suo punto di vista, solo chi il calcio lo commenta non è riuscito a scavare sotto la superficie rimanendo ancorato ai classici luoghi comuni che, però, una volta ogni tanto vengono scardinati. Verdi è ora un campione a tutti gli effetti, per la massa un vile che ha osato rifiutare Napoli. Siamo veramente caduti troppo in basso...
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