Mille tifosi rossoblù a sostenere la squadra sabato, un clima ha generato un successo prodigioso la domenica

Mi perdonerà l'amico-collega Diego Costa, ma apro lo Spunto con le sue parole scritte nel post match su Facebook: "La storia di questo Bologna-Roma inizia 24 ore prima. Perché non è retorica chiamare in causa quello che hanno fatto i tifosi ieri".

I rossoblù hanno iniziato a giocare sabato, davanti a quell'affetto, quel calore, quella vicinanza che altro non ha fatto se non incanalare le energie nella giusta direzione. Il Bologna aveva speso energie in campo, perdendo e riperdendo, ma evidentemente il gorgo negativo le disperdeva come la criptonite annientava la forza di Superman. E siccome i calciatori sono esseri umani, serviva un aiuto, qualcosa che destasse l'orgoglio sopito e nascosto nella paura di chi non riesce a fare ciò che è in grado di fare. E allora sì, quell'adunata (che qualcuno ha cercato anche di annacquare) è invece servita, dando alla squadra la forza e il coraggio di battere una big dopo aver perso più o meno con squadre di tutti i livelli. Quell'adunata ha dato forza anche all'ambiente di sconfiggere chi, da queste parti, non si batteva da dicembre 2015 (ultima grande battuta il Napoli 3-2). Perché Bologna è questa, passionale, umana, comprensiva - nella sua parte più buona - verso chi ci prova ma non ce la fa. E se solo la città fosse davvero unita sotto i colori rossoblù darebbe davvero quel qualcosa in più per essere unica come nessuno.

Foto Spunto 2

Sulla partita, in realtà, non c'è tanto da dire. Hanno tenuto il campo gli esordienti, dando magari quel coraggio in più a chi nell'ultimo anno ha perso tanto. Un po' di spensieratezza, di brio. Non è stato perfetto il Bologna che difensivamente ha subito nettamente di più rispetto alle quattro partite precedenti, ma il calcio è appunto questo: uno sport fatto di episodi. Fazio e Pellegrini non hanno segnato, Mattiello e Santander sì. E' girata a nostro favore perché si era creato il clima giusto. Nota di merito anche per il 'ropero' Santander, il più criticato di tutti perché costato 6 milioni e ancora a secco di gol, dimenticando che il paraguiano ha avuto solo una occasione - zuccata con l'Inter - e poco altro. Poteva diventare il classico bersaglio facile e lo è diventato, in una città che quando mostra il peggio getta nel rusco tutto e tutti. Ma oggi quel sinistro, quella corsa, quell'urlo liberatorio possono essere la scintilla per un altro campionato. Insomma, è stata una festa liberatoria. Ora, però, non c'è tempo per guardarsi allo specchio e gioire troppo, c'è la Juventus dietro l'angolo e soprattutto l'Udinese all'orizzonte. Oggi ci godiamo un successo nato sabato, grazie a splendidi e tenaci tifosi. Grazie a tutti.

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