Il Bologna lancia da San Siro la sua rincorsa salvezza, più che le solite divisioni ora servirebbe unità e tifo
Bologna è la città dei carri, ci si sale e ci si scende, ma in questo contesto storico è del tutto privo di senso parlarne. La vittoria con l’Inter è un toccasana per la classifica e per le speranze salvezza, ma non è certo sufficiente a riabilitare il lavoro di Riccardo Bigon e, in generale, l’intera stagione. Giusto chiarirlo onde evitare che qualche critico si scagli immediatamente con i più moderati o con i presunti ‘sempre godenti’. Fatto l’incipit, è comunque privo di senso rivendicare o riconfermare con più forza eventuali posizioni. Complicato raddrizzare l’operato 2018/2019 pur a fronte di una salvezza raggiunta, contro producente rilanciare le solite polemiche attorno al lavoro del club: se si vuole provare a salvarsi è necessario far emergere un minimo di unità ambientale.
D’altronde, il mercato è finito, i giocatori sono questi e Mihajovic cercherà il mezzo miracolo sportivo con ciò che ha a disposizione. L’assedio a Bigon è chiaro e definito da mesi, con tutta probabilità verrà sostituito a giugno, e continuarlo in ogni dove è ormai un esercizio finalizzato allo sfogo rabbioso di ciò che è stato fino a qui. Lo stesso vale nei confronti delle altre componenti societarie, fino ad arrivare al presidente. Il sentimento stagionale non è trascurabile e non muterà con la salvezza, tanto vale provare a metterlo da parte in questi mesi di lotta e remare tutti dalla stessa parte. La vittoria con l’Inter ha dato gioia e sarebbe preferibile viverla nella sua pienezza e nella consapevolezza che altri passi importanti andranno fatti, non con il rancore di chi ha digerito un’andata pessima o la rivincita di chi ha sostenuto l’operato societario. Una vittoria a San Siro è una vittoria a San Siro e non c’è bisogno di rivendicare carri o posizioni. Il passato resta ed è stato giudicato, rimane il presente, che si vivrà alla giornata, e il futuro che partirà da giugno. Sia in A che in B (speriamo di no). Si riparte domenica, un match altrettanto importante perché dopo il sacco di Milano la squadra ha bisogno di continuità, e farlo nel giorno in cui il calendario può complicare il tragitto altrui non sarebbe affatto male. E siccome i ragazzi a San Siro hanno avuto la capacità di risollevarsi, giocando in casa contro il Genoa meriterebbero una accoglienza da big match con il pieno sostegno di chi andrà a tifare. La speranza è che il Dall’Ara sia di nuovo riempito con quella voglia basilare di vedere una partita dei rossoblù e non con la rassegnazione verso ciò che fino a domenica scorsa annebbiava la passione per questi colori. E’ il tempo dell’unione per evitare una retrocessione dolorosa, per i processi e le rivendicazioni ci sarà tempo a campionato finito. E’ bello poter di nuovo sperare.
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