Un Bologna ultra difensivo ferma la Roma, secondo risultato consecutivo contro una big: ma Donadoni resta inviso ad una parte del pubblico
L'unico modo che ha il Bologna di Donadoni di fermare una big è preparare una linea Maginot, sfruttare la giornata non scintillante degli avversari e insaccare una delle poche palle gol create. I rossoblù, in sostanza, giocano come una piccola (ricordarsi la Spal che pareggia con la Juve) ma questo ritornello ormai non soddisfa più una parte del pubblico, anche se nelle ultime due gare la squadra ha fermato altrettante big.
Il palato della platea bolognese è molto fino, non solo in tema di cibo. Ma evidentemente, due anni di gioco non divertente, di apatia, di difesa a oltranza, hanno stancato in maniera definitiva se anche nella giornata in cui si fa punti con una grande si trova il motivo di contestare. Insomma, il ciclo di Donadoni appare comunque finito. Da una parte il mister e i suoi difensori, che giustamente sottopongono ai critici il pari contro una squadra che tra quattro giorni disputerà un quarto di finale di Champions League, dall'altra chi paga il biglietto per ammirare un prodotto che non soddisfa (e che ha a tutti gli effetti il diritto di esprimere le proprie sensazioni). Stavolta, però, contestare Donadoni al 91' per un cambio probabilmente richiesto dal giocatore sostituito è stato esagerato. Il succo del discorso comunque non cambia: il tifo è spaccato sulla figura del mister indipendentemente dai risultati.
La partita ha detto che Donadoni ha preparato bene tatticamente la strategia giusta per imbrigliare gli avversari, in giornata opaca, ma probabilmente non ha fatto altrettanto nella lettura della stessa, togliendo un Di Francesco ben inserito nel match e lasciando in campo un esausto Palacio. Non sarebbe stato un delitto inserire Destro per l'argentino a metà ripresa e tenersi Orsolini come cambio nel finale. Alla fine il puntaccio è arrivato, merito della solita prolificità rossoblù che concretizza al massimo i pochi tiri in porta che produce. Tutto più o meno in linea con quanto visto nelle ultime 80-90 partite. Donadoni è questo, aspettarsi altro ormai è anacronistico. In tutto questo, c'è il presidente, colpevole per qualcuno a prescindere. Ormai è assodato che sul mercato non spende ed è un plumone (tesi ormai sdoganata), dall'altro lato chi critica Donadoni, secondo alcune divertenti teorie, starebbe criticando implicitamente Saputo perché incapace di cacciarlo. Comunque fa sbaglia. In realtà, si potrebbe pensare che una squadra così brava a concretizzare i pochi tiri verso lo specchio che produce, potrebbe esprimersi in modo più piacevole e, chissà, essere pure un po' più in alto in classifica. Sottolineando, certo, come alcuni acquisti siano stati sbagliati ma anche che Donadoni stesso potrebbe fare meglio di ciò che ha fatto, non tanto in termini di obiettivi raggiunti ma di lavoro sul campo come tecnico della squadra. Insomma, una via di mezzo. Ma evidentemente il Bologna che è agli ultimi posti in quasi tutte le statistiche offensive sarà allenato da Saputo dal Canada...Pazienza, prendiamoci questo puntaccio meritato, a modo nostro: difendendoci.
© RIPRODUZIONE RISERVATA