L'amaro boccone mandato giù contro la Spagna è in fase di digestione, ma resta il rimpianto per lo scarso impiego di Alino Diamanti. Il capitano rossoblù anche giovedì ha fatto le veci di spettatore non pagante, mentre il suo compagno Gilardino si dimenava alla ricerca di spazio tra le maglie di due mostri sacri quali Piquè e Sergio Ramos. Una sola grande chance concessa da Prandelli, quella contro il Brasile, partita nella quale il n.23 non ha certo fornito la sua miglior prestazione, dimostrando comunque di poter reggere il livello fisico e tecnico dell'avversario. Per tutto il resto della Confederations invece, il fantasista toscano è stato sistematicamente superato dai suoi compagni di reparto: Giaccherini in primis, poi a seguire i vari Marchisio, Aquilani, Candreva e Giovinco. Tutti calciatori validi e meritevoli della maglia azzurra. Anche Giaccherini, che per primo ho criticato ma che invece mi ha fatto (in parte) ricredere. Il tasso tecnico è quello che è, ovvio, e per palati fini come i nostri vedere il buon Giak agire dove fino a poco tempo fa incantavano i Totti, i Del Piero e i Roberto Baggio un po' fa riflettere. Va dato atto però all'umiltà e all'abnegazione di questo ragazzo, riserva di Padoin nella Juve di Conte e capace di rispondere sempre presente quando interpellato da Prandelli. E' stata la rivelazione azzurra della Confederations, che ci piaccia oppure no. Tornando allo scarso impiego di Diamanti, secondo solo a quello del “caso” El Shaarawy, non si può essere ugualmente in accordo col Cesare nazionale. Alino avrebbe meritato almeno uno scampolo di semifinale, in una squadra che negli ultimi venti minuti dei tempi regolamentari è sembrata palesemente sulle gambe e a corto di fiato e di idee. Magari a dieci minuti dalla fine, togliendo un esausto Marchisio, invece di inserire Aquilani si poteva pensare all'ingresso in campo di Alessandro, che in un consolidato tandem col Gila avrebbe potuto impensierire la non irresistibile difesa delle Furie Rosse nell'ultimo segmento di match più tutti i tempi supplementari. Ci hanno insegnato però che con i “sé” e con i “ma” non si fa la storia. Restano dunque i rimpianti, e la speranza di vedere Diamanti tra gli 11 titolari almeno nella finalina per il 3° posto contro l'Uruguay.

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