Questa mattina il sito ufficiale rossoblù ha ricordato la storia di Alfredo Pitto, passato dal Livorno al Bologna nel 1927. Il mediano contribuì alla vittoria dello scudetto del 1928-1929, fu chiamato anche in Nazionale con qui conquistò un bronzo olimpico alle Olimpiadi di Amsterdam. Anche in quel tempo si generavano corpose plusvalenze, infatti Pitto fu ceduto alla Fiorentina per 200mila Lire. Riportiamo qui di seguito il ricordo sul portale della società felsinea

'Il Bologna degli anni Venti, nella costruzione delloSquadrone, si avvalse di due "scippi" in Toscana che malissimo furono digeriti da quelle parti. Il Gatto Magico, pisano d'adozione e consolidato difensore della porta nerazzurra, trovò un lavoro alla Cassa di Risparmio di Bologna nel '24 e vestì da allora il nostro rossoblù, lasciandosi dietro strali e accuse di tradimento di tutta Pisa. Pochi anni più tardi, nel '27, sorte simile a quella di Gianni toccò ad Alfredo Pitto, livornese di Livorno, che salutò e per ventimila lire venne alla corte di Felsner dalle nostre parti.

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"A Livorno [...] la mezza rivoluzione si risolse in un'assemblea che venne tenuta al Cinema Margherita e durante la quale si decise di fare subito una colletta. Il ricavato, offerto alla società amaranto, avrebbe impedito la partenza di Alfredo. Si raccolsero, dopo molte pene, due lire. E Pitto dopo pochi giorni partì. La retorica della piazza non era valsa più di dieci nichelini!" (A. Bardelli, da "Il mezzo secolo del Bologna").

Studente universitario, rivelatosi nel Livorno prima da centravanti poi da mediano, Pitto era al contempo un brillante prospetto di atletica leggera, esuberante e spavaldo, forte di un 11''2 sui 100 metri che gli era valso il titolo italiano Allievi nel 1926. Tolse poi anche quei due decimi e in 11'' netti fu certamente il giocatore più rapido del calcio italiano dell'epoca: l'anno successivo il servizio militare e l'iscrizione all'Università di Bologna lo portarono così a vestire il rossoblù, con tanto di disperazione labronica. La posizione di centromediano gli piaceva assai, ma a Felsner serviva di più a sinistra dopo la sfortunatissima dipartita di Alberto Giordani, fulminato da meningite. Il Bologna scoprì così in Alfredo Pitto un protagonista assoluto per la conquista dello scudetto del 1928-29, ed effettivamente quella mediana con Genovesi e Baldi è entrata a pieno titolo nella leggenda: solo rimpianti per il Livorno, che non si capacitava di averlo perso così presto. Esordì in Nazionale da centromediano durante quella stagione, giocò anche le Olimpiadi ad Amsterdam con Bernardini e Janni compagni di linea e Pozzo ct, conquistando un bronzo storico; nel frattempo con la Nazionale universitaria vinse i Giochi mondiali di Roma e di Parigi, e proprio in terra transalpina si narra che un paio di volte scavalcò e salì in tribuna durante la partita per regolare i conti "alla maniera livornese" con qualche fan un po' troppo esuberante...

Primattore della tournèe sudamericana che il Bologna visse nell'estate del '29, Pitto diventò con Felsner giocatore eclettico ma sempre elegante, di bello stile ed ampie falcate, in grado di disegnare pure traversoni efficaci e precisi. Quando decise di seguire il suo allenatore alla Fiorentina, dopo 106 gettoni con la maglia rossoblù, fu venduto per duecentomila lire, dieci volte tanto, prima grande plusvalenza della nostra storia, lasciando il proscenio bolognese a Gastone Martelli da Santa Maria in Duno, il quale fu pedina fondamentale nelle Coppe dell'Europa Centrale del '32 e del '34'.

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