Quando parla di società calcistiche da prendere come esempi di gestione sportiva, si cita quasi sempre l'Udinese ed il suo sconfinato parco di osservatori sparsi per il mondo capaci di vestire di bianconero qualche nuovo talento ogni anno. Quello friulano è però un modello costoso che difficilmente si potrebbe sposare con una realtà come quella bolognese in cui da anni i sogni si infrangono contro lo scoglio di una realtà economica traballante (se non addirittura a rischio fallimento come qualche anno fa). Guardando però al Catania, prossimo avversario del Bologna in una sfida importantissima per la lotta salvezza, ci si può rendere conto di quanto la realtà siciliana abbia da insegnare a Guaraldi e i suoi tanti soci. Si tratta di un'affermazione che a prima vista potrebbe sembrare azzardata ma proviamo ad analizzare qualche dato della storia recente del club di Pulvirenti confrontandolo con quelli delle vicende rossoblù. Dopo una lunghissima odissea nei campionati minori, i siciliani sono tornati in Serie A nel 2006 ovvero due anni prima del Bologna e da allora hanno collezionato un 17esimo posto, un 15esimo, tre 13esimi, un 11esimo e addirittura anche un ottimo ottavo posto e, ciliegina sulla torta, anche una semifinale di Coppa Italia. Dal 2008 ad oggi invece il Bologna non è arrivato mai più in alto della nona piazza acconentandosi per ben due volte anche di un 17esimo piazzamento. Se passiamo all'aspetto economico-gestionale poi notiamo che il Catania negli ultimi tre anni ad esempio ha sempre mantenuto un monte ingaggi vicino ai 20 milioni di euro con un picco nella stagione in corso di 22 mentre invece come ben sappiamo a Casteldebole si assiste da anni ad una pericolosa escalation che è arrivata ora a sfiorare i 30 milioni. Tutto questo a fronte di un valore stimato del parco giocatori attuale nettamente a vantaggio degli etnei per più di 20 milioni (76 contro 53). Gli spettatori del Massimino in questi anni quindi hanno potuto non solo vedere risultati migliori ma anche scoprire importanti talenti del calcio argentino come Gomez, Barrientos, Maxi Lopez, Izco, Llama o Bergessio, esempio lampante di scouting intelligente e riscattato nell'estate del 2011 per appena 2 milioni di euro. Il merito di questo mercato proficuo tanto a livello tecnico quanto economico è sicuramente in massima parte dell'esperto dirigente Pietro Lo Monaco, plenipotenziario a Catania come Zanzi a Bologna negli ultimi anni ma con risultati decisamente diversi. Per toccare un tema poi caro al presidente felsineo Guaraldi bisogna anche dire che il collega Pulvirenti è riuscito nell'impresa di costruire un nuovo centro tecnico pagandolo però al 25% con un aumento di capitale, argomento che però a Bologna ormai è diventato un miraggio. Eppure domani queste due squadre con una storia recente tanto diversa si troveranno a disputarsi sul campo una bella fetta di salvezza. Il motivo è presto detto: in Sicilia a partire dal 2011 si è scelto di non avvalersi più delle conoscenze di Lo Monaco finendo per vendere i migliori talenti in rosa senza rimpiazzarli adeguatamente nella speranza che dopo tanti anni il fato continuasse a sorridere. Sembrano discorsi già sentiti e ben noti anche da queste parti che domani accomuneranno tristemente due tifoserie che sicuramente ne avrebbero fatto volentieri a meno.

Immagine non disponibile

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenti
Tutti
Leggi altri commenti