Era ormai da diversi anni che il nome di Marco Di Vaio non circolava sotto i portici bolognesi con la frequenza e l'intensità con cui ieri è passato di bocca in bocca accendendo dibattiti e speranze dei più nostalgici. La voce di un suo possibile ritorno in rossoblù come giocatore al termine della stagione della Major League Soccer con il Montreal Impact però è stata seccamente smentita dal presidente Guaraldi e almeno in questo caso in tanti potrebbero trovarsi in sintonia con le parole del numero uno del Bologna. Rivedere Di Vaio correre sul prato del Dall'Ara infatti sarebbe stato un errore che avrebbe magari scaldato il cuore per i primi minuti ma che poi avrebbe portato tristezza, rammarico e rimpianti negli occhi di tutti. Marco compreso. Giocare a calcio e segnare gol nel campionato statunitense è divertente, lascia ancora nelle gambe e nella testa di un 37enne la convinzione di poter essere decisivo, ma è ben diverso dal misurarsi con un campionato professionistico duro e complesso come quello italiano. Lo stesso Di Vaio ha più volte ammesso candidamente che gli avversari che si trova di fronte in questi anni sono ottimi atleti dotati di potenza e velocità ma che dal punto di vista tecnico e tattico la vita per un calciatore della scuola europea è ancora piuttosto facile. Se passare dall'Italia agli Stati Uniti può allungare la carriera, fare il passaggio inverso può non solo troncarla ma offuscare anche la bella immagine lasciata nei tifosi salutati un paio di anni fa. Abbiamo visto tutti i due camei di Beckham al Milan che si sono rivelati sicuramente più utili in termini di marketing che a livello sportivo e per Di Vaio varrebbe lo stesso discorso. Senza dimenticare la difficoltà di tornare e accomodarsi in panchina alle spalle dei nuovi rossoblù e l'imbarazzo causato a Pioli nel non sentirsi in obbligo di impiegare ogni domenica un cambio per fare entrare l'ex capitano il quale dovrebbe magari anche discutere dell'argomento fascia con Diamanti. Archiviata speriamo definitivamente l'idea di un ritorno di Di Vaio sul campo, resta da capire anche il possibile ruolo dirigenziale che il Bologna potrebbe offrirgli al termine della carriera agonistica. L'idea sembra essere quella di affidargli un compito variegato quanto indefinito che colleghi la dirigenza alla squadra e alla tifoseria a metà tra team manager e uomo immagine. Si tratterebbe però anche in questo caso di una scelta errata quanto quella di farlo tornare in campo: per entrare in un'azienda servono una qualifica ed una mansione precisa. Ivan Cordoba è rimasto nell'Inter come team manager, Igli Tare è direttore sportivo della Lazio ma entrambi ricoprono ruoli per cui hanno o dimostrato naturale predisposizione o frequentato appositi corsi. Al Bologna invece servirebbero tante cose tranne uno stipendio inutile in più da pagare così come a Di Vaio in futuro non gioverebbe assolutamente tornare nel club rossoblù con un ruolo impreciso che lo esponga magari al fuoco della critica al posto della dirigenza. Ecco perchè prima di tornare per sedersi dietro una scrivania l'ex capitano dovrebbe decidere serenamente e senza fretta quali siano le sue ambizioni ed i suoi interessi per il futuro, coltivarli seguendo i corsi o facendo esperienze anche in realtà minori, ottenere una qualifica precisa e poi tornare in rossoblù per fare ancora una volta il bene di una squadra e di una città per cui è stato un simbolo.
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