Quattro nomi: Stefano Bruni, Paolo Di Stanislao, Cristina Russo e Piero Montaquila. Una società straniera desiderosa di fare un investimento importante nel calcio italiano: G Diamonds. Altri imprenditori più piccoli che, una volta saputo di questo interesse, si sono detti disposti a partecipare. Una squadra ufficialmente in vendita, il Bologna, e due condizioni necessarie poste dagli investitori. Una data, il venticinque agosto, giorno in cui Albano Guaraldi rientrerà dalla ferie e i nodi dovranno venire al pettine. Questo quanto emerso nella conferenza stampa fiume stamattina al Circolo Tennis Aeroporto. Ma andiamo a vedere i dettagli.
L’INTERESSE - La G Diamonds è una società austriaca, quotata alla borsa di Vienna, che ha manifestato a Stefano Bruni, commercialista di Como nonché sindaco della città per due mandati, il suo interesse a investire nel calcio italiano. Gli occhi si sono posati su Bologna per il prestigio calcistico ed economico della città, e all’incirca due mesi fa sono avvenuti i contatti iniziali: prima con alcuni soci di minoranza, poi con i delegati del socio di maggioranza, per capire i passi da fare atti a mandare in porto l’acquisizione. Nel frattempo questi movimenti attirano l’interesse di altri imprenditori più piccoli, disposti a unirsi all’affare. La risposta del Bologna, però, come sappiamo è fredda: dieci milioni di buonuscita per il presidente attuale e cinque milioni per vedere i libri contabili. Una richiesta che fa storcere il naso, ma il gruppo non si ferma e accede ai conti ufficiali della società (attenzione: non ai libri contabili) ed effettua una stima dei debiti del Bologna FC, valutati attorno ai venticinque milioni di euro. I contatti tra il gruppo e la società sono praticamente inesistenti, più per un atteggiamento schivo della seconda, tuttavia Bruni va avanti e apre una posizione in una filiale bolognese di Unicredit: il mandato per il versamento c’è già, e nel momento in cui dovesse arrivare il via libera per l’operazione, i dodici milioni di euro deliberati dal Bologna per l’aumento di capitale sono pronti a essere trasferiti nelle casse rossoblù. Il finanziatore? G Diamonds, come detto.
LE DUE CONDIZIONI - Questa la situazione da parte del gruppo, che però viaggia su binari ipotetici. Perché i contatti con Guaraldi sono stati minimi (e l’ultimo, la nota dell’avvocato Grassani, non fa volgere il clima al bel tempo: “Un’idea del perché abbia risposto così ce l’abbiamo, ma ce la teniamo per noi” dicono gli imprenditori), e perché i libri contabili Bruni ancora non li ha visti. E qui arriviamo alle due condizioni che il gruppo pone per la buona riuscita dell’affare. La prima: la disponibilità dell’attuale socio di maggioranza a cedere, traducibile in nessuna richiesta di buonuscita né di fidejussioni per vedere i libri contabili. La seconda: l’analisi dei conti societari e dei contratti in essere, poiché se la situazione debitoria dovesse risultare estremamente peggiore di quella ipotizzata non se ne farebbe nulla. Ah, altro dettaglio che dettaglio poi non è: come già affermato la settimana scorsa, al momento non è effettuabile alcun aumento di capitale nel Bologna FC poiché va ancora completato l’ultimo, e chi deve completarlo è Albano Guaraldi versando 485mila euro. Una quota che il gruppo di Bruni al momento non sarebbe intenzionata a sborsare, ma al tavolo delle trattative (se mai venisse aperto) tutto può succedere. “Oggi senza polemica siamo qui a dire: noi ci siamo – dichiara Bruni. Lo diciamo da mesi senza avere la possibilità di entrare in contatto con chi di dovere”.
I PERSONAGGI – Detto di Bruni, detto la settimana scorsa di Montaquila, restano Paolo Di Stanislao e Cristina Russo. Il primo è un imprenditore da tempo legato al mondo del calcio, che però è salito agli onori della cronaca per il fallimento del Lanciano, per il quale è stato condannato in primo grado a sette anni di carcere: “Ma io ho molta buona fede nella giustizia. I soci conoscono la situazione e le nostre carte, e siamo convinti che usciremo con un’assoluzione”. Nel caso dovesse uscirne pulito, lui si occuperebbe dell’aspetto tecnico del nuovo Bologna, così come farebbe Cinzia Russo. Dipinta come procuratore, lei spiega che in realtà non è così: “Non sono un procuratore, mi occupo della crescita professionale dei giovani calciatori. Un nome? Accursio Bentivegna. Sono qua perché sono certa della serietà del gruppo, e se posso dare un contributo sono in prima linea”.
I TEMPI – Bisogna attendere il venticinque agosto, quando Albano Guaraldi rientrerà dalla Sardegna. A quel punto dovrebbe esserci un contatto tra lui e Bruni per valutare le due condizioni poste dal gruppo. Nel caso in cui dovesse esserci disponibilità a trattare da parte del Bologna, e nel caso in cui la due diligence non dovesse riservare sorprese, l’operazione potrebbe chiudersi in pochi giorni. “Ma questo avrebbe potuto essere fatto negli ultimi due mesi – spiega Bruni – ed è un peccato essersi ridotti all’ultimo. Saremmo voluti intervenire sul mercato, ma se dovessimo acquistare il Bologna avremmo davvero poco tempo per farlo”. A questo punto una domanda sorge spontanea: perché, nonostante la ritrosia societaria, insistono ancora? “Perché Bologna è una piazza importante e vogliamo fare le cose per bene, alla luce del sole. Di aspettare che passi il cadavere non ne abbiamo voglia” afferma Di Stanislao. “Il fallimento non è una bella cosa – aggiunge Bruni – e io lo so perché ho seguito da vicino la vicenda del Como Calcio”. Già, perché comunque lo spettro che aleggia è sempre quello: quanto riuscirà ad andare avanti questa società, allo stato attuale? Una domanda a cui molti danno la stessa risposta.
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