Domenica il risultato sorprendente arrivato da Catania ha sconvolto davvero tutti compreso Ballardini che non ha risparmiato qualche insinuazione sul rispetto del campionato da parte della Roma di Garcia. Il tecnico giallorosso infatti, dopo una stagione passata a caricare i suoi giocatori, ha improvvisamente gettato pubblicamente la spugna regalando un alibi ad una squadra comunque provata da mesi di grande calcio che hanno portato ad un punteggio in classifica che in tante altre occasioni avrebbe garantito la vittoria dello scudetto. Le motivazioni nel calcio italiano sono una parte preponderante del gioco e ieri purtroppo la Fiorentina ne ha dato la seconda dimostrazione regalando un tempo intero ad un Sassuolo affamato e spregiudicato. La reazione stizzita del pubblico viola ha portato ad una scossa nella ripresa ma non è bastata a condurre al pareggio gli uomini di Montella, anche loro reduci da una stagione importantissima e da una delusione cocente nella gara più importante dell'anno. Le prove di Roma e Fiorentina restano due pessimi esempi di sportività, si possono discutere le scelte tecnico-tattiche di Garcia e Montella o le prestazioni dei portieri De Sanctis e Rosati, ma risulta comunque difficile oggi gridare al complotto nei confronti del Bologna. Anche perchè i viola erano apparsi alquanto accondiscendenti anche nella trasferta al Dall'Ara così come le due precedenti squadre ospitate ovvero Atalanta e Parma per non parlare del Genoa che domenica scorsa ha offerto una resistenza non esattamente strenua almeno nella ripresa. Il vero problema in questo finale di stagione che appare più che mai pericoloso per le speranze rossoblù di salvezza però non viene dall'esterno: è il Bologna stesso. I livelli di analisi sono due e non possono essere scissi nel momento in cui si cercano i colpevoli di questa situazione.
Sul campo c'è un Bologna che ha sprecato troppe occasioni alla propria portata rimandando sempre l'appuntamento con la vittoria e che oggi ha un misero cinque alla casella dei successi stagionali e il peggior attacco della Serie A. Hanno sbagliato i giocatori quasi sempre a livello tecnico con errori gravi ognuno nel proprio ruolo, molto spesso a livello psicologico e purtroppo a volte anche nel rispetto per la maglia preferendo portare avanti le proprie istanze puttosto che combattere per il bene del club. È mancato chi doveva fare gol ma anche chi doveva marcare da vicino gli avversari o dare un calcetto in più magari per intimidire quelli più forti. Ma è mancato anche un allenatore, anzi due. Pioli ha sopravvalutato le potenzialità della rosa a disposizione pretendendo di adeguarla a schemi e movimenti improponibili senza giocatori del calibro di Gilardino, Taider o Gabbiadini. Lo spogliatoio così si è prima spaccato poi ribellato portando ad una situazione di anarchia in cui sono stati lasciati per strada punti allora considerati recuperabili ma poi diventati fatali. Ballardini poi ha provato a raddrizzare la rotta facendo sentire tutti di nuovo coinvolti nel progetto ma finendo per mancare nella definizione delle gerarchie interne. Dopo che il cuore rossoblù aveva appena ricominciato a battere timidamente, ha creduto di poter osare troppo e smarrito così punti e identità. Non basta dire di credere alla salvezza e alle qualità di una squadra, ma serve anche dimostrarlo con i fatti e in queste settimane è apparso spesso che il conducente abbia perso le redini lasciando il convoglio libero di indirizzarsi verso il burrone.
Le colpe più gravi però sono da cercare in alto in una società che da tre anni si nasconde dietro ogni tipo di alibi per non affrontare le proprie responsabilità e confidando sempre in un miracolo. Per parlare un linguaggio ben noto, a forza di togliere mattoni da un muro prima o poi esso è destinato a crollare ed è esattamente questo ciò che è avvenuto negli anni della gestione di Guaraldi. Il patrimonio tecnico è stato dissipato coscientemente per cercare di inseguire la sopravvivenza economica senza immettere nuovo denaro e la Serie B, oggi vicina più che mai, non poteva che essere il traguardo finale. Ad aggravare la situazione però c'è un totale immobilismo nella gestione della crisi che ha portato a prendere provvedimenti solo in seguito alle sollecitazioni ricevute con forza da tifosi e stampa: ne sono prova gli allenamenti a porte aperte ed i biglietti regalati di questi giorni. In questi anni non è stata solo distrutta una squadra ma si è attentato anche all'identità di un popolo che invece continua a vivere e ad amare più che mai i suoi colori. Il Bologna però è una società assente in grado di accettare passivamente ogni anno calendari impossibili ed irriguardosi senza battere ciglio, di subire torti arbitrali senza difendere mai una volta i propri diritti, di piegarsi alle decisioni dello spogliatoio e poi inimicarselo. Anche in questi ultimi giorni nessuno ha provato a chiedere pubblicamente rispetto per chi lotta in fondo alla classifica per prevenire cali di tensione altrui e risultati avversi. Così sono arrivati due sonori schiaffi da parte di Roma e Fiorentina, ma non è giusto considerarli alibi per gli errori accumulati in questi anni.
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