Che Massimo Zanetti non fosse un imprenditore disposto a fare follie per passione fu egli stesso a metterlo in chiaro sin dal principio con quella frase pronunciata nel 2010 (“Non sono un ricco scemo”) destinata a diventare un tormentone negli anni a venire. Oggi però si va delineando con maggiore chiarezza quello che potrebbe essere il piano di aiuti previsto dall’imprenditore veneto per evitare il fallimento del Bologna e allo stesso tempo evitare di pagare di tasca propria per colpe altrui. Nello specifico di Guaraldi e tutti gli altri soci che spinsero per allontanare Zanetti dopo appena un mese di presidenza esultando pubblicamente alla sua cacciata. Chi si attende ancora un arrivo in pompa magna a Casteldebole potrebbe essere deluso, ma il progetto che sembra guidare le azioni di mister Segafredo potrebbe inchiodare alle proprie responsabilità chi ha ridotto il Bologna al cumulo di debiti e macerie odierno.

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Per acquisire tutto il club, risanarlo e renderlo da subito competitivo per vincere la Serie B servono tra i 50 ed i 60 milioni di euro ed è evidente che nessun imprenditore, anche il più generoso, possa permettersi di attuare una simile strategia di sicuro effetto ma deleteria a livello economico a maggior ragione se in contemporanea con la quotazione in Borsa del proprio principale ramo d'azienda. Lo stesso dicasi per l’aumento di capitale da circa 10 milioni in solitaria che porterebbe Zanetti ad essere di nuovo azionista di maggioranza di una società piena di debiti contratti da altri e quindi primo responsabile degli stessi davanti ai creditori. Il primo ad agire deve quindi essere l’attuale presidente Albano Guaraldi e deve farlo in tempi brevi. Tocca a lui e soltanto a lui trovare i fondi per pagare gli stipendi di febbraio-marzo e l’Irpef entro venerdì, ma anche gli stipendi di aprile e l’iscrizione al prossimo campionato di Serie B entro fine giugno. Tutte queste pendenze dovranno presumibilmente essere onorate da Guaraldi senza che Zanetti muova un dito per aiutarlo e probabilmente senza ottenere dagli istituti di credito anticipi sul paracadute dei diritti tv. Perché se da un lato è vero che il re del caffè non sarebbe troppo preoccupato di una penalizzazione in classifica (recuperabile sul campo con una squadra competitiva), dall’altro è chiaro che quel piccolo tesoretto è un bene del club e non una risorsa a disposizione di Guaraldi per riparare ai danni procurati. E allora, come Menarini e Porcedda prima di lui, il presidente rossoblù è chiamato a trovare in proprio le risorse per chiudere l’annata e aprire quella successiva prima che arrivino i soccorsi da Treviso.

Il bilancio del Bologna però anticipava già in realtà questo scenario visto che dichiarava necessario cedere un giocatore e ottenere l’anticipo dei fondi Sky per chiudere la stagione. Se la cessione più o meno forzata di Diamanti al Guangzhou ha soddisfatto la prima parte del piano, la retrocessione però ha rovinato tutto dimezzando gli introiti dei diritti televisivi e chiudendo i rubinetti delle banche. Solo dopo che Guaraldi avrà in qualche modo ottemperato ai suoi obblighi (impegnando beni personali, chiedendo prestiti o trovando collaborazioni esterne come il cane Gunther), allora Zanetti potrà rientrare più o meno gradualmente a Casteldebole con un piano di rilancio studiato dai suoi collaboratori che gli consenta di investire il suo denaro in modo sensato senza offrire comunque un sostegno economico alla disastrosa gestione precedente. La sponsorizzazione pertanto non avrebbe senso, mentre invece la strada del fallimento pilotato sembrerebbe quella più accreditata a patto che nel frattempo il Bologna si sia iscritto alla prossima Serie B. Senza questo passaggio fondamentale si aprirebbe invece il baratro visto che, in assenza di mosse concrete da parte di Guaraldi, Zanetti non avrebbe alcuna intenzione di tornare in sella.

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