Di un suo ritorno si vociferava da parecchi giorni, e sabato scorso è diventato ufficiale con la firma apposta su un contratto che lo legherà al Bologna per altri due anni. Così quella di Diego Perez non ha i crismi di una presentazione, ma di una conferenza stampa come le altre, fatta eccezione per le poche parole del d.s. ufficioso Adriano Polenta: “Siamo contenti, è un piacere che Diego resti con noi per altre due stagioni”. Diego che, anche lui, preferisce esordire senza attendere alcuna domanda: “Sono molto contento di continuare a giocare qui per altri due anni. Ho passato questi due mesi in attesa che si risolvesse tutto in fretta, ed è andata come volevo io”. Il centrocampista, poi, vuole anche togliersi subito un sassolino dalla scarpa su alcuni commenti sentiti da giugno a oggi: “Dietro un calciatore c’è sempre una persona, e la persona va rispettata per quello che fa nell’arco di tre anni, non di due mesi. È stato detto – continua – che non avevo salutato, ma una persona saluta quando se ne va via. Finita la Confederations Cup ho preso tre settimane di stacco, dopo ho parlato con il Bologna ed è stato raggiunto l’accordo”. Un accordo che però pareva impossibile a inizio luglio, quando Guaraldi disse di non aver ricevuto alcuna risposta dall’entourage del giocatore in merito all’offerta fatta: “Forse il rapporto non si è mai rotto, e la società sapeva di dover negoziare con il procuratore. In tre anni penso di non aver fatto sbagli, la dirigenza ne avrà tenuto conto”. Però è innegabile che la squadra fosse stata costruita senza contare su di lui: “Capisco tutto quello che voi pensate, ma per me conta solo il finale: e io sono contento di stare qua. Io non vedo due mesi, vedo tre anni. Ho dei bellissimi ricordi di Bologna, e contano quelli”. Quella rossoblù non era l’unica squadra interessata a lui, però il suo desiderio era quello di tornare sotto le Due Torri: “Io ho un procuratore, lui mi parlava delle offerte mentre io lavoravo: ho scelto Bologna – osserva – e mi dà tranquillità stare qui per altri due anni, tutto è andato come avevamo detto”. Questo ritardo nel rinnovo, tuttavia, gli ha fatto perdere la preparazione: “È un rischio che ho preso, ma quel periodo di stacco mi ha permesso di recuperare e stare con la mia famiglia. Comunque – puntualizza l’uruguagio – da solo ho seguito una preparazione studiata per me da Perondi e dal medico della nazionale. Certo mi manca il lavoro con il gruppo, vedremo i responsi dei test fisici”. Difficile, in ogni caso, vederlo in campo per la prima di campionato a Napoli: “Valuterà il mister, però ho sempre sentito i miei compagni: so che hanno lavorato tanto e stanno meglio di me”. I compagni sono quasi tutti quelli della scorsa stagione. Quasi: “Cominciare con la stessa base di allenatore e giocatori è importante. Sono partiti Gilardino e Taider, ma sono arrivati ragazzi di spessore”. E sulla stagione che sta per iniziare, Perez non ha dubbi: “Vedo un Bologna che dovrà lottare come negli ultimi tre anni. Certo che sono preoccupato – spiazza tutti – ma lo sono sempre: io la prendo così, il calcio è la mia passione”. Come detto dallo stesso Perez, è partito Taider, e in cambio a Bologna è arrivato il suo connazionale Diego Laxalt: “Lo conosco come calciatore e non di persona, ma mi hanno parlato bene di lui. Ha vent’anni – avverte – e per lui sarà difficile ambientarsi in Europa, lo dovremo aiutare. Però la città e la squadra sono quelle giuste”. Due parole, infine, sul suo numero quindici, al momento sulle spalle di Sorensen: “Ora è occupato, ma non è importante”. Ma qui interviene Polenta, secondo il quale “non dovrebbero esserci problemi ad accordarsi, prima dell’inizio del campionato si può fare”. Quindi, a meno di cataclismi, Perez avrà di nuovo la sua cifra preferita. Bentornato Ruso.

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