Il terzo acquisto del Bologna targato Corvino è Ibrahima Mbaye, presentato oggi a Casteldebole con la maglia numero sette (scelta obbligatoria: è il primo numero libero in elenco, poiché lasciato vacante da Pasi). Una trattativa durata qualche settimana, ma che alla fine ha soddisfatto tutti: “Bologna è la scelta migliore per la mia crescita – esordisce infatti Mbaye – perché è una grande piazza e una grande squadra”. C’è stato più di un momento, però, in cui il ragazzo non sembrava così entusiasta di questa destinazione: “Ma questo l’avete detto voi: io non ho mai detto ‘no’ al Bologna. Se mi pesa scendere in Serie B? No, perché fra due o tre anni il Bologna sarà tra le grandi d’Italia”. Ogni volta che ribadisce la sua contentezza per essere sbarcato a Bologna, sottolinea come sia stata una scelta condivisa dalla sua famiglia. Si tratta infatti di una famiglia adottiva, per lui, quella del suo procuratore Beppe Accardi: “Da quando sono arrivato in Italia loro non sono importanti: di più. Non vedono il giocatore ma il ragazzo che sono e mi sento parte della loro famiglia”. Suo padre è comunque in Italia, lavora a Pavia, mentre la mamma è in Senegal: “Sono molto legato a loro, li vado a trovare ogni volta che posso. A loro fa solo piacere la mia carriera da calciatore, mi seguono e non se la tirano”. Accardi lo ha scovato sei anni fa nell’Etoile Luisiana, l’accademia calcistica di Dakar: “Una scuola calcio che raccoglie i migliori talenti del Senegal – spiega Mbaye – e ogni tre mesi li porta a fare dei provini in Europa”. A lui è andata bene, poiché è stato preso subito dall’Inter di Mourinho, ma le sue origini non le dimentica: “Ho iniziato a giocare scalzo in mezzo alla strada: oggi sono qui ma non scordo da dove sono venuto”. Tanti anni di Inter e l’anno scorso il prestito al Livorno, prima esperienza vera di Serie A: “Ho fatto tanti errori e imparato tante cose. Ma non ho paura di sbagliare, poiché è solo così che si migliora”. Tra l’altro gli unici gol in Serie A li ha segnati proprio a Da Costa, una doppietta contro la Samp: “È una brava persona – sorride il senegalese – è lui che mi accompagna agli allenamenti da quando sono arrivato”. Ha conosciuto Lopez solo venerdì scorso (“mi sembra un bravo allenatore, cercherò di imparare al massimo”) e trascorso due mesi alla corte di Mancini (“bisogna imparare dai grandi”) e da questi commenti capisci che l’apprendimento, il migliorarsi, è un’ossessione per Mbaye: “Guardo tutti e cerco di imparare da tutti. Non ho mai avuto un vero e proprio idolo, perché giocando in tanti ruoli non mi posso fissare su uno solo”. Infatti, la sua posizione sul campo non è proprio chiarissima: “Gioco dove mi chiede il mister: se mi chiedesse di giocare in porta ci proverei. Quale fascia preferisco? È indifferente”. Duttilità massima quindi, per un ragazzo inserito al volo tra i convocati già nella partita scorsa. Di quella gara gli è rimasta in mente soprattutto una cosa: “Non pensavo di vedere così tanti tifosi rossoblù a Chiavari, è stata una bella cosa. Ma spero di vederne ancora di più sabato”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA