Diego Lopez lì nel mezzo, tra Fusco e Guaraldi, con la faccia un po’ spaesata un po’ sconvolta, mentre Guaraldi cerca di difendersi dalle repliche dei giornalisti alle sue accuse, è la fotografia perfetta di quella che sarebbe dovuta essere la conferenza stampa di presentazione del tecnico ex Cagliari. E che invece si è trasformato nel Guaraldi-show.
“Dopo qualche mese in cui non ho parlato e dopo la retrocessione, mi sembrava doveroso farlo. Ho deciso di parlare senza alcun contraddittorio, anche perché le risposte alle vostre domande mi farebbero apparire come il solito coglione”: iniziano così i circa trenta minuti di monologo del presidente, che tra precisazioni, ammissione di colpe, scuse ai tifosi e ringraziamenti vari attacca senza mezzi termini i giornalisti, colpevoli secondo lui della retrocessione del Bologna: “Quella contro di me è una crociata suicida, perché il problema non sono io, non è Guaraldi, ma è il Bologna. Voi fate la guerra a me, senza capire che in questo modo state intaccando la sopravvivenza del Bologna […]. Per due anni sono stato un buon presidente, perché ero cortese e disponibile e davo le notizie a tutti, adesso non sono più così. Adesso il gioco l’ho capito anche io però: se vi do notizie sono un buon presidente, se esco da questo giro ricattatorio e anzi vado contro il sistema vado eliminato, come state cercando di fare, ma eliminando me eliminate il Bologna. E allora continuiamo questa guerra, peccato che a morire non sono io, non siete voi, ma è il Bologna Calcio, e questo non dovremmo permetterlo, né io né voi. Ho fatto tantissimi errori di gestione, potevo evitare certe spese o scegliere figure professionali diverse, ma sfido chiunque a dimostrare che ho dato “manate”. Avrò fatto degli errori, ma non tollero che si dica che Guaraldi ha dato delle “manate” e campato sulle spalle del Bologna, anche perché i bilanci sono certificati da una delle prime società a livello nazionale ed internazionale – ha affermato Guaraldi sfogliando qua e là i suoi appunti – forse avevo anche bisogno di lavorare in un clima diverso, il vostro lavoro è quello di fare cronaca e non di decidere cosa fare, quale allenatore prendere e quale no, e chi deve parlare. Per anni l’allenatore veniva preso in base a quello che dicevate voi, esonerato in base a quello che dicevate voi. Adesso cambiamo, continuiamo questa guerra al massacro, domani già so cosa succederà anche se faccio fatica a pensare che possiate andare oltre, visto che la maleducazione nei vostri articoli è all’ordine del giorno. C’è gente che gode quando ci sono 2000 tifosi sotto casa. D’ora in avanti decideremo io e il direttore tecnico chi prendere e chi esonerare, mi assumo le responsabilità dei miei errori ma vi invito a fare un esame di coscienza, e vedrete che anche voi qualche responsabilità ce l’avete”. Questo, in sintesi, il duro sfogo del presidente, che di lì in poi accoglierà il neo mister ma non risponderà ad alcuna domanda dei cronisti, proprio come anticipato in premessa.
Arriva dunque il momento dell’ex mediano del Cagliari, che per la prima volta supera i confini della Sardegna, e sembra comunque fiducioso e voglioso di intraprendere la nuova avventura, con una buona dose di “garra” che da buon uruguaiano si porta dietro: “Ringrazio il presidente della fiducia, sono contento di essere qua. So dove sono arrivato, so che la società l'anno scorso è andata in Serie B. Mi aspetto dunque un ambiente non facile, ma non mi spaventa niente. Ho parlato con Fusco e mi ha trasmesso molto entusiasmo e voglia. Penso che sia una cosa fondamentale avere entusiasmo. L'obiettivo è di guardare partita per partita, avremo un campionato lungo e tante finali davanti a noi. La gente allo stadio deve vedere una squadra che ha voglia, a me piacciono giocatori che sappiano giocare a calcio e sappiano proporre un calcio offensivo finalizzato ad arrivare alla porta avversaria. I moduli che ho in mente? Mi piacciono il 4-3-1-2 e il 4-3-3, vedremo”. Mister consapevole dei suoi mezzi e motivato. Insomma, le premesse per iniziare bene ci sono tutte. Poi arriva la domanda di un collega verso Guaraldi, dal contenuto piuttosto delicato: in ballo c’è il futuro del Bologna, e in particolare se ci sono le risorse per andare avanti fino a fine stagione anche in assenza del tanto decantato aumento di capitale. E lì il presidente glissa, poi si chiude a riccio, e tocca allora a Fusco vestire i panni di mediatore e provare a limare una situazione diventata spinosa più che mai: "Lo sfogo del presidente va giustificato, qui c'è grande rispetto del lavoro di tutti. Discorso in parte frainteso, si è sfogato per la situazione in cui sembra il demonio. Interpretazione mia è che si tratti di un richiamo all'unità, perché insistendo sulle cose negative non si aiuta il Bologna. Quando la critica sfiora la maleducazione non va più bene, noi vogliamo coinvolgere tutti, faremo errori e vogliamo che ci aiutiate a scovarli e a correggerli .La società ha dei problemi ma vuole fare bene. Se non fosse possibile andare avanti fino a fine stagione non saremmo qui. Utilizzare prima il paracadute è una pratica diffusa. Il Bologna non naviga nell'oro, e per questo bisogna mettere valori non economici ma umani. Chiedo a tutti di esserci vicini: i 30mila contro il Catania sono un patrimonio da non disperdere, e noi dovremo essere bravi a mantenere questo amore, ed essere di stimolo per altri atti di amore". Pensiero chiaro, ma la risposta alla fatidica domanda ancora non c'è: "So qual è il budget - prosegue Fusco - so di quanto deve essere ridotto il monte ingaggi che è enorme e che ci portiamo dietro, visto che probabilmente la retrocessione non era stata messa in preventivo. Per le società la retrocessione è un dramma dal punto di vista sportivo ed economico”. Il tutto, mentre Lopez fissa il vuoto e resta lì, un po' spaesato un po' sconvolto, realizzando probabilmente quello che lo aspetta nei prossimi, durissimi, mesi sulla panchina rossoblù. Buona fortuna mister, ne avrai un gran bisogno.
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