… disse Alberto Malesani nell’ormai famosissima conferenza stampa ai tempi del Panathinaikos quando, arrabbiatissimo con la piazza, se la prese con tutti. I tifosi a cui vogliamo fare riferimento qui, non sono chiaramente gli stessi. Non stiamo quindi parlando di quelli che vanno in curva o nei distinti, ma coloro che seguono il Bologna dalla tribuna e che hanno aziende che fatturano centinaia di migliaia di euro ogni anno.
Indovinato. Si parla dell’imprenditoria bolognese, quella che si professa, ci mancherebbe, tifosa dei colori rossoblù. La stessa che è abbonata da sempre allo stadio e che soffre come il tifoso ‘normale’. A questo punto, col Bologna messo all’angolo dai conti e dalle scadenze, sarebbe necessario un aiuto, rapido, da parte di uno o più di questi ricchi tifosi. Comodo far i conti coi soldi degli altri, ma non possiamo fare altrimenti, perché sono i colossi dell’imprenditoria locale gli unici a poter fare qualcosa. Il calcio mangia soldi, è impegnativo, ti mette sin troppo in piazza per il suo dominio pubblico ed è un mondo complesso, eppure tutti questi tifosi più facoltosi lo seguono e lo tifano. Ma proviamo a pensare: se dopo il 12 giugno prossimo il BFC non ci fosse più, cosa tiferebbero? Si dichiarano tutti tifosi, come l’operaio, il barbiere, l’impiegato, con la differenza che queste tre categorie prese ad esempio, non possono fare niente per provare a salvare la barca che sta affondando, mentre gli imprenditori potrebbero eccome.
E allora ecco che tutti sperano in Zanetti il quale, nonostante tutto quello che si può dire, rimane l’unico colosso del circondario ad essere entrato nel Consorzio ‘Bologna 2010’ quando fu costituito e, seppur silente e defilato, è rimasto nel club. Aspettiamo tutti Zanetti, anche coloro che invece potrebbero affiancarlo e dare vita con lui ad un Bologna pieno di risorse. Attenzione, spieghiamoci: nessuno si illude che entri un mecenate per spendere e spandere come ai tempi d’oro, ma si auspica che, finalmente, si possa mettere in piedi una società forte, con delle idee e con una struttura tale da consentire l’inserimento di capitali tale da creare una squadra degna della piazza e che non prosciughi le tasche a nessuno. Il sindaco ha ragione quando sollecita, nemmeno troppo velatamente, gli altri imprenditori a battere un colpo. È troppo comoda mandare avanti il primo magnate che ha avuto il coraggio di farsi avanti per capire il da farsi per il bene del Bologna, mentre gli altri se ne stanno in disparte a fargli i complimenti. Nessuno obbliga nessuno a tirare fuori i propri patrimoni senza criterio, ma almeno un dialogo, un’apertura, un tentativo, per il tanto amato Bologna lo si potrebbe fare. Che non si possa accontentare tutti è chiaro e appurato (Bologna 2010 è un esempio in tal senso) ma almeno si tenti, fra i più ricchi, di trovare una soluzione. Buona volontà, vero amore per la maglia e un po’ di buon senso, sono gli ingredienti che potrebbero dare continuità e solidità, per formare un Bologna quantomeno decoroso.
Tirata d’orecchie finale. Finora, gli unici tifosi ad aver fatto qualcosa, sono i meno abbienti, costituendo Futuro rossoblù, l’associazione dei tifosi presieduta da Manuel Gulmanelli. Delle 4 associazioni create, si può tranquillamente dire che è stata la più attiva ed in prima linea quando bisognava tentare di muovere le acque. Senza entrare nello specifico, sarebbe l’ennesimo per quanto giustissimo elogio a Manuel e compagnia, la domanda è? Ma è mai possibile che gli unici ad aver fatto o qualcosa siano stati quelli della parte più povera della città, mettendo qualche soldo nel Bologna, facendo quel che potevano? Viviamo in una città sportiva colta e ricca ma il massimo che sappiamo tirare fuori sono Menarini e Guaraldi, imprenditori hanno rilevato il Bologna per altri interessi: mai nessuno che sia interessato al bene della gente e della squadra. Paradossi che…solo a Bologna.
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