Abbiamo contattato in esclusiva Bruno Pace, che a Bologna è stato dal 1961 al 1972, con una parentesi al Padova, ed è tornato sulla panchina dei felsinei nel 1984/85. Ci ha parlato della gara di Milano e molto altro.
Il bel pareggio di San Siro sembra aver riportato un po' di morale, lei cosa ne pensa? "Si sicuramente è tornato un po' di morale, anche perché è un buon pareggio. Ora come ora il Bologna sarebbe salvo, anche perché le altre dietro non corrono. Il Catania sembra ormai partito, e io faccio il tifo per il Bologna ovviamente".
Può essere stata la svolta? "La svolta no, visto che mancano ancora cinque partite. In ogni caso ho visto una buona squadra contro un'Inter sempre indecifrabile, e Acquafresca ha avuto anche la chance per il 2-3. Domenica sarà dura contro un Parma in corsa per l'Europa".
Il Bologna ha messo alle corde Inter e Milan, sia all'andata che al ritorno, mentre con le rivali dirette fa fatica, come mai secondo lei? "Con il Milan o l'Inter che attaccano di più, il Bologna può sfruttare il contropiede perché questo il Bologna lo sa fare abbastanza bene. In casa invece, con le dirette rivali, dovendo impostare il gioco, non sempre riesce. Gioca meglio di rimessa, come molte squadre, perché non ha un gioco forte da poter imporre alle altre squadre".
Un altro protagonista della gara di San Siro è senza dubbio Curci. Cosa pensa di lui? "Curci è un buon portiere, molto acrobatico, ma anche il portiere ha bisogno di essere protetto. A tal proposito a Milano mi sono piaciuti anche i centrali, Natali soprattutto. Il portiere in questi casi si sente più tranquillo se i difensori fanno una buona gara".
Visto che lei ha allenato il Bologna, qual è il giocatore più forte che ha allenato? "In teoria ne avrei uno, ma in teoria perché era un matto. Sto parlando di Marocchino, che è sicuramente il giocatore più forte che ho avuto potenzialmente, poi puntualmente sentiva troppo la partita, era un tipo molto emozionabile, però in riferimento alle pure qualità atletiche e tecniche era straordinario. Un giocatore di altissima serie A, ha provato anche con la Juventus. Caratterialmente, però, era un giocatore da quarta serie, senza offendere la categoria. Era un malato immaginario, temeva sempre di essere infartuato, ma era un ragazzo d'oro con un talento straordinario. Poi direi anche Frutti, nonostante fosse un giocatore mediocre, fu quello che realizzò più goal. Su di lui ci si poteva sempre contare, anche perché dava tutto quello che poteva dare, e aveva anche un grande fiuto del gol".
Si rivede in qualche giocatore in Serie A? "Io ero una bella copia di Schelotto, ma tatticamente ero più completo perché poi giocavo di punta e saltavo l'uomo regolarmente. Ero negato in area di rigore ma facevo moltissimi cross, sia da destra che da sinistra, dando una grandissima mano ai centravanti, come Pascutti e Savoldi. Quest'ultimo più di una volta ha detto che ero il suo partner d'attacco ideale per i cross che mettevo".
Qual è un goal che si ricorda particolarmente? "Feci un goal che fu anche contestato. Su un tiro di Guarneri, la palla andò sulla punta della mia scarpa, si alzò di venti centimetri, mettendo fuori casa Cudicini, allora portiere del Milan. Ho segnato poco, ma giocavo soprattutto in funzione della squadra, ero generoso e raddoppiavo sempre, dando una mano a tutti. Ero un po' disordinato nella fase finale, anche perché arrivavo stanco, visto che correvo parecchio. Ho lasciato buoni ricordi, e se dovessi darmi una pagella mi darei un 6,5 o 7-".
Qualche ricordo legato alla città? "A Bologna sono stato dodici anni, è una città impagabile. Sono stato lì dal 1961 al 1972, con l'intervallo di un anno a Padova, e sono stati anni bellissimi in una città apertissima. Noi giovani eravamo invitati a mangiare le lasagne da famiglie normali, era tutta una famiglia allargata, una festa in generale. In più avevamo anche la squadra composta da campioni".
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