Abbiamo intervistato in esclusiva, un grande giocatore di basket. Uno di quei giocatori per il quale "pagavi volentieri il biglietto per andare a vederlo", un leader che non esitava a dire le cose come stavano e che, quando la sua squadra ne aveva bisogno si prendeva le sue responsabilità e la guidava alla vittoria. In tre parole: carisma, leadership e un po' di sano agonismo che non guasta mai. Stiamo parlando di Mario Boni, che ci ha parlato di Giba, di cui è vicepresidente, Virtus e anche della sua Inter.
Come giudica la sua esperienza alla Giba fin qui?
"È passato quasi un anno perchè era il dicembre 2012 quando abbiam vinto le elezioni per il nuovo direttivo, è stato un anno molto intenso perchè ci sono state grandi trasformazioni, sotto gli occhi di tutti la Legadue, che prima era professionistica ora è passata tra i dilettanti. Abbiamo fatto molte cose come la nuova mutualità per tutti i giocatori dilettanti che giocano nella "Gold" e nella "Silver" e tante altre iniziative. Continuiamo a lavorare, è un lavoro molto interessante, molto bello e molto impegnativo, però credo che sia la condizione necessaria anche per lo sviluppo del nostro sport e per i dirittti di tutti i giocatori"
Ci sono analogie fra la sua Virtus e quella di oggi, visto che entrambe volevano ripartire? Cosa ricorda della sua esperienza alla Virtus?
"Era il lontano 2005, quando arrivai alla Virtus, era la squadra di Claudio Sabatini, ed era il secondo anno che tentava di tornare in A, dopo il fallimento dell'era Madrigali, quindi c'era grande aspettativa e grande pressione sulla squadra. Quell'anno ci giocammo i Play-Off, vincemmo il primo turno contro Caserta, poi contro Scafati e in finale contro Montegranaro. Fu un'esperienza molto bella e molto gratificante, tanto da essere rimasto nel cuore di tanta gente della Virtus e sono contento di aver riportato la Virtus in A. Di analogie: si credo si tratti in entrambi i casi di ripartenza, ma ormai la base c'è della Virtus, sono tornati tanti appassionati, c'è un gruppo che ha deciso di rinvestire nella Virtus e un nuovo presidente che, mi piace salutare, che è quel grande Renato Villalta che ha fatto grande la Virtus".
C'è un giocatore nella Virtus di oggi in cui ti rivedi?
"Negli ultimi anni si sono persi i giocatori per i quali era bello pagare il biglietto per vederli, perchè se vedi i migliori realizzatori poche volte superano i 20 punti. Le generazioni mia, di Myers, Esposito e Riva sono finite, io ero un giocatore che monopolizzava il gioco, un giocatore divertente che faceva tanti canestri, adesso c'è un modo diverso di giocare, nella Virtus non vedo un giocatore così abile in attacco, forse Hardy".
Forse Matt Walsh? Visto che capitano Imbrò in un'intervista ha detto che non esita a "urlare in faccia" ai compagni in allenamento per farli migliorare, e lei una volta disse che per fare una squadra bisogna "litigare" con gli altri
"Non conosco caratterialmente Matt Walsh, ma se mi dici così già mi piace come giocatore, perchè l'intensità che uno riesce a mettere su se stesso, ma anche pretende dagli altri è molto importante. Se poi questa pressione che riesce a mettere non è evidente ma stimolante credo che sia la chiave dei successi fin qui della Virtus e anche quella per far migliorare l'intero gruppo"
Un giudizio sugli italiani in Nba? Soprattutto su Bellinelli
"Bellinelli è il miglior italiano fin adesso, si è inserito in una realtà come quella di San Antonio molto bene e sta diventando molto importante. Io purtroppo non sono un grande appasionato di Nba, la ritengo uno spettacolo fine a sè stesso, dove ci sono regole diverse e non c'è pressione. I giocatori per 60 partite giocano sulle ali dell'entusiasmo per fare spettacolo, per me il vero campionato è l'Eurolega. Mi esalto di più a vedere il Fenerbache di Obradovic o il Real di Pablo Laso che l'Nba".
L'allenatore col quale ha avuto il rapporto migliore? E il peggiore?
"Devo dire che con tutti sono riuscito ad avere buoni rapporti, anche se indubbiamente non era facile allenarmi. Voi dato che parlate da Bologna, mi piace ricordare Giordano Consolini, col quale ho vissuto mesi molto belli alla Virtus. Ogni allenatore mi ha dato qualcosa".
In chiusura una battuta sulla "sua" Inter, come vede Thohir?
"Dopo tanti anni di Moratti, il presidente era giusto che passasse la mano. Tutti noi interisti "misureremo la pressione" a Thohir, nel senso che tra poco c'è il mercato di Gennaio e ci aspettiamo qualche altro colpo, soprattutto ci aspettiamo grandi colpi in vista del mercato estivo che rimetta l'Inter in condizione di rivencere qualcosa. Per vincere c'è bisogno di grandi nomi, per questo ci auguriamo tutti, per lo meno noi interisti, che Thoir riesca a portare questi grandi nomi".
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