di Mark Keven Cruzat
La retrocessione ormai è alle spalle ma continua a bruciare, il futuro è incerto e passa tanto dalle decisioni di Zanetti e Guaraldi quanto attraverso il dialogo con i tesserati del club. Per parlare di questo momento decisivo della vita del Bologna abbiamo contattato in esclusiva Daniele Daino, non solo ex difensore ma anche professionista del settore che si sta ritagliando un suo spazio nel mondo del pallone e avanza proposte concrete per il club emiliano.
Cosa ne pensa dell'annata del Bologna conclusa con la retrocessione?
"Provo un grande dispiacere. A Bologna ho vissuto forti emozioni ed è una città che mi ha dato molto. So cosa vuol dire retrocedere con il Bologna: capisco il malumore dei tifosi perché questo tipo di pressione l'ho vissuta sulla mia pelle e fa male”.
Cosa ci può dire della vostra retrocessione nel 2005?
"La retrocessione che il mio Bologna ha dovuto subire non è stata per demeriti nostri, ma voluta a tavolino. Ricordo bene che quei tre anni in Serie B sono stati un inferno ma ciò che conta è essersi rialzati. Spero che molti dei giocatori del Bologna prendano il mio esempio e decidano di avere il coraggio di affrontare un campionato duro ma non durissimo come quello cadetto. Ritengo che 7/8 anni fa la Serie B fosse un campionato di maggiore intensità: ora, invece, il livello è diminuito e proprio per questo il Bologna ha tutte le carte in regola per ritornare nella categoria che gli compete".
Lei rimase a Bologna: come si può ricominciare a lavorare serenamente restando nella stessa piazza?
"Il lavoro più grande lo deve fare la società che deve far capire all'ambiente che l'unico obiettivo da raggiungere è la Serie A. I dirigenti devono essere bravi a non far sentire alla squadra la pressione che si respira al di fuori del campo. Il Bologna inoltre non deve svendere: sono a conoscenza delle difficoltà interne alla società ma si devono rimediare in fretta i brutti errori commessi in questa stagione. Il Bologna è una squadra che si merita una società degna della sua storia".
Quali differenze con la situazione del 2005?
“Non sono a conoscenza dei conti della società e credo che nessuno ne sia al corrente. Posso però dire che la società che avevo alle spalle era solida ed affidabile. Alla rosa attuale del Bologna consiglierei di cercare di venire incontro al club e capire fino in fondo le sue difficoltà. Dall'altra parte, però la società deve essere brava a convincere i giocatori a rimanere e cercare di abbassare le loro pretese. Nel caso non dovessero riuscire a trattenere le pedine più importanti allora sarebbe necessario formare un mix di dirigenti e componenti dello staff tecnico capaci di cercare nuovi talenti all'altezza del campionato cadetto".
Che idea si è fatto della situazione della società attuale?
"Il calcio non è una materia facile. Da una parte bisogna avere fortuna ma dall'altra bisogna essere bravi e avere determinate conoscenze. Non so chi possa essere l'uomo giusto per il Bologna. Di certo sono a conoscenza della poca dimestichezza di Guaraldi: un imprenditore come lui non può masticare calcio e sicuramente sarà più ferrato in altre tematiche. La società rossoblù è poco affiatata. Bisognerebbe avere più dirigenti capaci e disponibili ad aiutare il presidente, ma nessuno lo vuole o è in grado di farlo: attorno a Guaraldi non c'è nessuno”.
Come mai lei non rimase a Bologna dopo la promozione?
"La decisione di lasciare il Bologna non è stata mia. La colpa è tutta del ds Salvatori che mi ha voluto mandare via. É stato un peccato lasciare una città che per otto anni mi ha voluto bene, ma io sono sempre stato un giocatore che ha rispettato le esigenze economiche della mia società. Non nascondo però di avere goduto nel vedere il mio sostituto, Zenoni, che tra l'altro percepiva il doppio del mio stipendio, disputare un annata negativa".
Le piacerebbe tornare a lavorare in città in futuro con un ruolo in questo club?
"Sarebbe uno dei miei sogni ritornare a dare il mio contributo ad una società come il Bologna però è difficile. Del resto, nessun componente di allora è rimasto. Ero molto legato a Morandi ma purtroppo anche lui ha deciso di andarsene. Ora sto completando i miei studi e sono interessato allo scouting: mi piace ricercare i talenti nascosti, ovunque essi siano. Sono disposto a dare il mio contributo e la mia esperienza al Bologna. Ho provato a riallacciare i contatti con la società l'anno scorso ma purtroppo non se ne è fatto niente”.
Che genere di supporto potrebbe fornire al club rossoblù?
“Il Bologna a mio parere ha una visione troppo circoscritta: personalmente credo che potrei essere utile perchè ho contatti dappertutto anche all'estero. Conosco bene il potenziale e quel che posso dare per scontato è che la società rossoblù non è in grado di massimizzare il profitto dal suo marchio. E poi non ci si può sempre lamentare della mancanza di soldi: basti guardare quel che ha fatto in Spagna l'Atletico Madrid. Il Bologna, certo ha bisogno di soldi ma è importante saperli spendere nella maniera giusta: a tal proposito, in Italia, l'unica in grado di fare questo è l'Udinese".
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