La vittoria contro la Roma, sembra aver ridato fiducia al Catania, che ora sembra credere davvero a una salvezza, che solo due giornate fa appariva lontanissima. Domenica gli etnei faranno visita al Bologna, per una sfida che vale una stagione, in cui conterà solo la vittoria. Il 2-0 dell'andata al Massimino, con i goal di Lodi e Bergessio, coincise con l'esonero di Pioli, e l'inizio dell'era Ballardini. I tempi e le modalità dell'esonero, attraverso una chiamata dal Messico del presidente Guaraldi, che in quel momento si trovava lì, non sono stati dei migliori. Fino a quel momento l'ex allenatore rossoblu aveva collezionato 15 punti in 18 partite e il Bologna occupava il quartultimo posto, lo stesso che occupava prima della vittoria del Sassuolo a Firenze. Con l'allenatore ravennate sono arrivati 14 punti in 18 gare, le stesse dell'era Pioli. Le lacune dal punto di vista del gioco erano evidenti già all'inizio della stagione, e, Pioli, più di una volta era stato costretto a inventarsi qualcosa. Aveva trovato un'arma vincente in quel 3-5-1-1, che portò alla vittoria a Cagliari, e che lo stesso Ballardini ha riproposto nel corso della stagione. Entrambi i tecnici hanno cercato delle soluzioni agli evidenti limiti tecnici della rosa con esperimenti, chi più (Pioli), chi meno (Ballardini) riusciti. L'attuale allenatore del Bologna ha avuto la "straordinaria" capacità di presentare giocatori totalmente fuori ruolo, che poi vagavano per il campo senza sapere cosa fare. Va bene gli esperimenti, ma certe scelte tattiche fatichiamo ancora adesso a comprenderle, basti pensare, per citarne uno, al ruolo di Garics a Verona contro il Chievo. Da questo punto di vista gli esperimenti tattici di Pioli, erano molto più equilibrati, e i giocatori quasi mai si trovavano spaesati sul terreno di gioco. A livello di singoli, però, è tutto di Ballardini il merito della rinascita di Christo, impiegato davvero poco nella prima parte di stagione "pioliana". Il greco più di una volta ha trascinato la squadra con goal decisivi in questo finale di stagione, ricoprendo il ruolo che una volta era di Diamanti. A proposito dell'ex capitano rossoblu, ci stavamo quasi dimenticando la geniale mossa di cederlo a mercato chiuso. Ma le straordinarie giocate del presidente e della sua squadra non finiscono qui: a Gennaio, infatti, pur di riempire la casella acquisti, hanno comprato Friberg e Ibson. Al primo "Mistero" non avrebbe problemi a dedicargli una puntata intera, il secondo invece, qualcosa di buono lo aveva fatto vedere nelle prime gare, ma poi si è perso. Ballardini, a un certo punto, si è ritrovato con un Diamanti in meno e con questi due nuovi acquisti, allora ha provato a buttare nella mischia anche quell'Acquafresca, che nell'anno di Cagliari gli aveva regalato tante gioie. Risultato: l'attaccante rossoblu non va in goal da una vita e, a Milano si è divorato un goal che poteva valere oro. Le sue prestazioni hanno fatto capire perché fosse ai margini delle rotazioni di Pioli. Per il resto l'attuale allenatore rossoblu è stato bravo a lavorare sulla difesa, le disattenzioni in alcune situazioni sono ancora da mani nei capelli, ma il numero dei goal subito è sceso parecchio rispetto all'era Pioli. Per tornare al centrocampo, di Lazaros abbiamo già parlato, chi invece ha fatto il percorso inverso è Laxalt, quasi sempre in campo con Pioli, e ora utilizzato pochissimo, e non si capisce il perché viste le buone cose fatte vedere nella prima parte della stagione. Il ragazzo deve crescere, questo è vero, ma lì davanti potrebbe dare una grande mano, saltando l'uomo e creando superiorità numerica. Nel capitolo attaccanti, eccezion fatta per la citazione di Acquafresca, è meglio non addentrarci troppo, visto che ormai tutti conoscono i limiti offensivi dei rossoblu, che ora come ora farebbero fatica anche a segnare a porta vuota. Bianchi dopo l'iniziale periodo di smarrimento, sembrava aver ritrovato la via del goal, con la bella doppietta al Napoli, poi, dopo il rigore fallito a Verona si è spento di nuovo. Cristaldo, dopo la bella doppietta al Torino è tornato nell'anonimato offensivo. Sono entrambi giocatori che lottano e si stanno impegnando, ma per la salvezza non basta occorre anche qualche goal in più. Il Bologna, sia quello di Pioli, che di Ballardini, mostra una confusione paurosa, e si fa fatica ad assistere a trame di gioco fluide che mettano gli attaccanti davanti la porta con facilità. Anche se non è di certo tutta colpa dei due allenatori. La confusione in campo, è lo specchio di una società allo sbando e senza idee, che il più delle volte in assenza di una vera e propria strategia, cerca di improvvisare, finendo per ritrovarsi nella situazione attuale, fra allenatori che cambiano, giocatori che vengono dimenticati all'aeroporto, e una squadra costruita male e poi distrutta definitivamente a Gennaio, l'unica certezza è la confusione più totale, che di certo non aiuta una squadra che deve salvarsi. Domenica bisogna vincere, non importa come, non importa chi segna, conta solo la vittoria. E come cantavano gli splendidi tifosi presenti a Marassi: "Fino alla fine forza Bologna" , nonostante tutto e tutti.

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