Con la collaborazione di Luca Lollini
Il Calcio Catania, fondato nel 1946, dal 2004 è associato al nome del presidente Antonino Pulvirenti, imprenditore attivo su più fronti. Sotto la sua egida, nel 2006 il Catania riconquista la Serie A dopo oltre vent’anni di assenza, rimanendoci fino alla passata stagione, annata disgraziata nella quale condivide la retrocessione con il Bologna. Per otto anni Pulvirenti ha stretto un sodalizio di successo con l’amministratore delegato Pietro Lo Monaco, interrotto nel 2012: due caratteri molti forti, i due, ma che sono valsi al Catania la più lunga permanenza in Serie A della sua storia. Dall’anno scorso il ruolo di Lo Monaco è stato assunto dall’argentino Pablo Cosentino, agente Fifa: non è un caso la nazionalità del nuovo a.d., dal momento che negli ultimi anni il rapporto tra calcio argentino e Catania è stato fortissimo (sono undici attualmente gli albiceleste in rosa).
ALLENATORE – Giuseppe Sannino (1957) è sulla panchina del Catania dal quattordici settembre, essendo subentrato a Maurizio Pellegrini. Dopo quasi vent’anni di gavetta, nel 2008 approda al Varese e, ottenute due promozioni in fila che portano la squadra lombarda dalla Seconda Divisione alla Serie B, si fa conoscere nel mondo del calcio che conta. Panchina d’Oro della Prima Divisione nel 2009/10, miglior allenatore della Serie B l’anno successivo grazie a un quarto posto e a una sconfitta in semifinale di playoff, Sannino tenta il grande salto col Palermo di Zamparini ma gli va fatta male: esonerato alla terza giornata. Assunto dal Chievo per la stagione 2013/14, viene allontanato dopo dodici gare, tuttavia a dicembre gli si apriranno le porte della Serie B inglese: condurrà infatti il Watford alla salvezza, dimettendosi però dopo un incoraggiante inizio dell’attuale stagione. Con il Catania ha sin qui conquistato diciotto punti in tredici partite.
MODULO – Sabato al Massimino il Bologna tornerà ad affrontare una difesa a quattro, dal momento che la squadra di Sannino si schiera abitualmente con il 4-3-1-2. Modulo speculare a quello dei rossoblù, dunque, anche se da ambo le parti mancheranno alcuni interpreti di rilievo.
PORTA – Alberto Frison (1988) è il numero uno del Catania, e ha finora subito 13 reti in 10 partite. Accostato in passato anche al Bologna, nonostante si parli molto bene di lui da anni è solamente alla terza stagione da titolare in carriera.
DIFESA – Difesa a quattro per i rosso-azzurri, che sin qui non hanno brillato in questo reparto. Con ogni probabilità Sannino dovrà nuovamente rinunciare al centrale Alexis Rolin (1989), che sabato scorso ha patito un problema muscolare; non è certo una stagione fortunata quella dell’uruguaiano, che aveva fatto il suo esordio giusto nella partita precedente dopo essersi ripreso da un lungo infortunio alla caviglia. Al centro dovrebbe perciò muoversi Ciro Capuano (1981), terzino sinistro adattato visto anche a Bologna dal 2004 al 2006; sceso in Sicilia per vestire la maglia del Palermo, nel 2008 resta sull’isola passando però al Catania. Dotato di un discreto mancino, negli ultimi anni ha tuttavia messo in cascina zero assist e zero gol. Accanto a lui ci sarà con ogni probabilità l’argentino Nicolas Spolli (1983), al Catania dal 2009; centrale alto, bravo colpitore di testa (al Bologna su calcio d’angolo il suo primo gol in Italia, Epifania 2010), quest’anno sta faticando a entrare in forma e le sue prestazioni non sono state assolutamente all’altezza delle potenzialità. Argentina pure la fascia sinistra con Fabian Monzon (1987), arrivato due estati fa dal Lione per oltre tre milioni di euro; anche lui dotato di un sinistro interessante, anche lui ce lo ricordiamo per un gol al Bologna: 11 maggio scorso, stadio Dall’Ara, Bologna-Catania 1-2 a sancire la retrocessione di entrambe. Più dubbi, invece, per il ruolo di terzino destro, poiché l’infortunio di Gino Peruzzi (1992) mette ancora in dubbio la presenza dell’argentino sabato prossimo; il giocatore, al secondo anno al Catania dopo essere arrivato dal Velez, ha già attirato su di sé le attenzioni di parecchie big. Non dovesse farcela si giocheranno il posto da titolare Gaston Sauro (1990), che però è un centrale e ha già dimostrato di far fatica in fascia, e Agatino Parisi (1995), giovane cresciuto nel Catania e titolare sabato scorso.
CENTROCAMPO – Tra i tanti infortunati del Catania in questa stagione figurava, fino a qualche settimana fa, anche Sergio Bernardo Almirón (1980), centrocampista argentino di grande qualità e quantità ritornato a disposizione di mister Sannino da poco più di un paio di settimane. Almirón, portato in Italia dall’Udinese nel 2001 e messosi in luce soprattutto con la maglia dell’Empoli, da cui passò all Juventus senza però riuscire a fare il salto di qualità da tanti atteso, è alla quarta stagione consecutiva con la maglia del Catania, che lo prelevò dal Bari nell’estate 2011 per farne un faro del centrocampo rossazzurro. Al suo fianco si muoverà Fabián Andrés Rinaudo (1987), mediano puro cresciuto nel Gimnasia La Plata e sbarcato in Europa con la maglia dello Sporting Lisbona, dal quale il giocatore si trasferì in prestito nella finestra di mercato invernale della scorsa stagione. Nonostante la retrocessione, il club etneo ha deciso quest’estate di rilevare definitivamente il suo cartellino per la cifra di 2,5 milioni di euro, facendone uno dei punti di forza della squadra che sta cercando la pronta risalita in Serie A. A completare il trio tutto argentino di centrocampo sarà con ogni probabilità Gonzalo Escalante (1993), elemento estremamente duttile e capace di muoversi sia nel ruolo di mediano che – con maggior profitto – di mezzala destra, nel quale sa far valere, a dispetto della giovane età, le proprie qualità fisiche e tecniche, recuperando tanti palloni e facendo velocemente ripartire la manovra rossazzurra. In prestito dal Boca Juniors, squadra nella quale è cresciuto sin dalle giovanili, Escalante ha saltato per squalifica la trasferta di Terni, nella quale è stato sostituito (guarda un po’) da un altro argentino, Adrián Daniel Calello (1987), centrocampista centrale di rottura cresciuto nell’Independiente e prelevato in estate dal Chievo.
ATTACCO – Assente per squalifica Sebastián Leto (1986) a causa dell’ingenua espulsione rimediata a Terni, il reparto offensivo degli elefantini si reggerà ancora una volta sulla coppia Rosina-Calaiò, che fino a questo punto sta rappresentando una delle poche note liete della fin qui deludente stagione del Catania. Alessandro Rosina (1984) è il giocatore più talentuoso a disposizione di Sannino e il suo mancino fatato è pericoloso sia a palla in movimento che sui calci piazzati. Prelevato in estate a costo 0 dopo il fallimento del Siena, Rosina ha indossato le maglie di Parma, Verona, Zenit, Cesena e soprattutto Torino, formazione nel quale riesce a mettere in mostra la propria classe, guadagnandosi il soprannome di Rosinaldo. Capace di interpretare con disinvoltura i ruoli di trquartista, ala (sia destra che sinistra) e seconda punta, il trentenne calabrese è anche un’importante arma tattica in grado di non dare punti di riferimento agli avversari. Come Rosina, anche Emanuele Calaiò (1982) è giunto all’ombra dell’Etna nella scorsa estate, prelevato dal Genoa dopo una stagione tutt’altro che esaltante. Palermitano di nascita (ma lo stesso “adottato” dal pubblico catanese, nonostante le origini), Calaiò è cresciuto nel Torino, nel quale si era imposto all’attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori come uno dei prospetti più interessanti dell’intero panorama calcistico italiano. Promesse in parte non mantenute, almeno inizialmente, tanto da costringere il centravanti mancino ad anni di gavetta con Ternana, Messina e Pescara, prima della grande possibilità rappresentata dal trasferimento al Napoli. Con la maglia dei partenopei, l’Arciere è stato protagonista della risalita degli azzurri dalla C1 alla A, serie nella quale non è tuttavia riuscito ad imporsi, se non con la maglia del Siena, con la quale nella stagione 2011/12 riuscì per la prima volta in carriera ad andare in doppia cifra nel massimo campionato italiano. 67 le reti invece realizzate nella serie cadetta, di cui 6 nella stagione in corso, che ne fanno – insieme a Rosina – il capocannoniere degli etnei. Due le possibili alternative a Leto a disposizione di Sannino: se riuscirà a recuperare dallo stiramento che lo ha tenuto fermo ai box nelle ultime settimane, il naturale sostituto dell’ala argentina sarà il brasiliano Raphael Martinho (1988), esterno di sinistra dotato di un ottimo dribbling, di un tiro potente e che fa della progressione palla al piede il suo punto di forza, essendo dotato di ottima tecnica in velocità, risultando al tempo stesso prezioso anche in fase difensiva. Con Martinho in campo il modulo dei rossazzurri sarà più simile ad un 4-1-4-1 che a un 4-3-1-2, ma se l’ex giocatore di Cesena e Verona (che lo prelevò proprio dal Catania, prima del ritorno del giocatore in Sicilia quest’estate) non dovesse farcela, l’alternativa rappresentata da Edgar Çani (1989) porterebbe gli uomini di Sannino a schierarsi con un modulo speculare a quello dei rossoblù. La torre albanese, tornato in estate a Catania (via Carpi e Bari) dopo la breve esperienza del 2013, rappresenterebbe un importante punto di riferimento per i compagni di reparto, grazie alla sua importante fisicità, che non gli ha però permesso di realizzare caterve di gol in cadetteria (21 le reti realizzate in 6 stagioni).
© RIPRODUZIONE RISERVATA