Sembra anche banale ormai dirlo, dopo che in tante altre occasioni si sono spese le medesime parole, ma quella appena iniziata è una giornata determinante per il futuro del Bologna. E con esso di tutta la città. Perché è vero che anche altre riunioni dei soci sono state importanti, che altre giornate avrebbero potuto essere decisive, ma l’immobilismo reiterato di questa compagine societaria oggi potrebbe arrivare ad un finale tragico per chi ama i colori rossoblù. Al termine delle due assemblee previste a Casteldebole infatti è inevitabile che il Bologna sappia se poter continuare in qualche modo a sperare in un futuro o se invece iniziare a prepararsi per l’implosione. Se oggi non ci sarà un innesto di liquidità nelle casse del club, tutte le parole spese dal presidente Guaraldi si dimostreranno chiaramente a tutti come vuote promesse ed illusioni. Sono rimasti in pochi ormai a credergli, ma da domani potrebbe essere davvero tutto finito. Evidentemente non arriverà Zanetti su un cavallo bianco a salvare tutti con un atto di sconsiderata generosità visto che le richieste avanzate dall’imprenditore veneto sono state ignorate con un ulteriore atto di presunzione. Quasi certamente però non arriveranno neanche aiuti di alcuna misura neanche dai tanti soci che in questi anni hanno appoggiato e condiviso la gestione di Guaraldi e che quindi in futuro sono destinati a pagarne le colpe insieme a lui. Tra assenze in CdA e rifiuti di sottoscrizione dell’aumento di capitale previsto, la pattuglia dei fedelissimi del presidente è diventata ormai esigua. Non poteva fare i miracoli neanche Filippo Fusco, da poche ore ufficialmente nuovo responsabile del mercato rossoblù, che ha l’ingrato compito di cercare di incassare liquidità dalle cessioni di giocatori reduci da un’annata disastrosa e che evidentemente non stuzzicano eccessivamente il palato delle altre squadre. O almeno non ai prezzi richiesti dal Bologna. Se gli istituti di credito locali avevano chiuso le loro porte in faccia a Guaraldi già da tempo, è poi materia recente il ripensamento dei fondi stranieri che invece avevano di recente avuto parole di conforto per il presidente rossoblù. Non sono però ancora arrivati i milioni che servirebbero a pagare Irpef vecchia e nuova, stipendi e iscrizione alla Serie B ma anche a convincere Zeman a mettersi in gioco sotto le Due Torri. Si sommano quindi le delusioni per un Guaraldi che in questi anni ha giocato sistematicamente la stessa carta nei confronti dei tifosi rossoblù che però oggi più che mai tremano per la sorte dei propri colori. L’unica flebile speranza è che si presentino a Casteldebole investitori esterni alla sfilacciata cordata odierna: non importa che si tratti di toscani cinofili o emiri sul cammello. Servirebbe davvero un benefattore che avesse voglia di gettare denaro a fondo perduto in questa malridotta macchina rossoblù, ma chi potrebbe farlo? Oggettivamente questa prospettiva sembra poco realizzabile e imprenditorialmente poco sensata così come forse lo fu, a posteriori, quel salvataggio orchestrato da Consorte nel 2010. Se oggi non ci sarà un aumento di capitale ma addirittura si andrà verso un doppio dimezzamento sia di quello del del Bfc (già abbattuto) sia di quello di Bologna 2010, legalmente ancora non sarà la fine di tutto ma di fatto il club avrà un piede nella tomba. Come potrebbe salvarsi entro fine mese un Bologna incapace di trovare un qualsiasi tipo di appoggio concreto? Questa sarebbe quindi l’eredità finale di anni caratterizzati da malagestione economica e tecnica che hanno reso completamente inappetibile il sesto club più titolato d’Italia. Forse però la giornata sarà ancora più dura per i rappresentanti di Futuro Rossoblù che in queste settimane hanno preteso giustamente di poter visionare ed esaminare la situazione economica del club e che oggi cercheranno di far valere la propria posizione di soci per proporre soluzioni atte a non far scomparire un bene che rappresenta l'intera città di Bologna. Almeno qualcuno a quel tavolo potrà veramente dire di averci provato.

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