Se il Bologna oggi si trova in una situazione decisamente drammatica non è solo per colpa di quella rata Irpef non saldata, ma per una serie di problemi mai risolti che hanno precisi responsabili. I conti completamente vuoti dopo appena tre anni di gestione sono una somma di spese folli che hanno caratterizzato questo periodo in cui si è passati da un pericolo di fallimento ad un altro senza praticamente risanare mai del tutto la società. Se il Bologna si è trascinato dietro per anni contratti esageratamente lunghi ed onerosi come quello di Gimenez, non si può certo dire che abbia imparato la lezione visto il modo in cui ha continuato a gestire il parco giocatori. Da una parte i rinnovi insensati per durata ed importo come quello di Diamanti a 1,5 milioni, eresia se paragonato ai 600mila euro di ingaggio garantiti a Cuadrado o alla coppia Cerci-Immobile che insieme ha guadagnato 1,6 milioni. Dall'altra operazioni in entrata tecnicamente irrilevanti con costi assolutamente proibitivi come l'acquisto di Riverola, autore di tre presenze e titolare di un contratto da 250mila euro netti all'anno quando ad esempio Sau o Ibarbo si fermano a 200mila e Berardi arriva appena a 300mila. La gestione di tutte queste operazioni ha un nome ed un cognome: Roberto Zanzi. Arrivato come direttore generale e ben presto dirottato in modo fallimentare sul mercato, egli ha visto comunque raddoppiare il suo ingaggio dai 120mila euro netti del 2012 ai 220mila del 2013 per meriti sconosciuti. O meglio perchè il suo datore di lavoro non se la sentiva di rimangiarsi la parola data. Quel datore di lavoro che ha cacciato Bagni tacciandolo di spese eccessive nelle commissioni per gli acquisti salvo poi trovarsi in condizioni peggiori per mano di Zanzi e rivedere la luce solo in questi ultimi giorni grazie alla professionalità di Fusco. Ecco che arriviamo quindi alla genesi di tutti i problemi: il presidente Albano Guaraldi. Lo stesso che nell'estate del 2013 ha deciso di rinnovare inutilmente il contratto di Pioli e del suo staff fino al 2015 per provare a strizzare l'occhio ai tifosi e che oggi si trova a sperare in una risoluzione consensuale. Sempre colui il quale ha percepito in questi anni dal Bologna uno stipendio di 250mila euro netti all'anno per svolgere il suo ruolo all'interno della società: una scelta assolutamente insolita quanto immeritata per la qualità di una prestazione lavorativa i cui esiti oggi sono sotto gli occhi di tutti. Senza dimenticare che Guaraldi e tutti i suoi compagni di avventura nell'estate del 2012 hanno approvato in CdA la spesa di 1,6 milioni di euro per acquistare terreni a Granarolo (in parte di uno degli stessi soci) pagandoli di fatto oltre il doppio rispetto a quelli circostanti. Deve essere chiaro a Guaraldi ed a tutti i soci ancora presenti e che domani si riuniranno a Casteldebole quale sia il loro grado di responsabilità in questo disastro annunciato a cui è chiamato a porre rimedio Massimo Zanetti con un gesto di cuore e di portafogli. Quanti milioni di euro sono stati dissipati in questi anni per poi non riuscire oggi a rispettare le scadenze? Per provare a salvare il salvabile ed avere accesso alla prossima stagione servono circa 7 milioni di euro per stipendi, Irpef e iscrizione e sono soldi che non possono e non devono arrivare nè da cessioni, nè da anticipi del paracadute, nè da sponsorizzazioni. Tocca a Guaraldi e compagni estrarre questa cifra dai propri fondi personali in denaro contante o immobili prima che un eventuale salvatore della patria possa provare a rimettere in linea di galleggiamento questo relitto alla deriva. Anche il tanto vituperato Porcedda se ne andò lasciando in dote al Bologna un albergo dal valore stimato di circa 6 milioni di euro: perchè mai oggi non si dovrebbe seguire la stessa strada?

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