In questo caldo sabato d’agosto si presenta alla sua nuova città Ruben Daniel Bentancourt, l’attaccante uruguaiano classe ’93 arrivato dall’Atalanta nell’affare Bianchi. Impressionante la somiglianza estetica con Cavani, le assonanze tra i due non si fermano qui: nati entrambi a Salto e cresciuti nel Danubio, in patria li paragonano anche per le caratteristiche tecniche: “È uno dei tanti attaccanti a cui mi ispiro – esordisce – cerco di essere come lui dentro e fuori dal campo. Certo, io voglio andare per la mia strada”. Una strada che l’ha portato in rossoblù (“quando me l’hanno proposto ho accettato subito”) dopo sei mesi passati a Bergamo, soprattutto seduto in panchina: “Ho avuto poche opportunità ma ho imparato molto sul gioco e sullo stile di vita italiani”. Calcio italiano che ritiene simile a quello di casa sua, e magari a Bologna pure di più vista la particolare predilizione per i nativi dell'Uruguay. Quest'anno, ad esempio, l’allenatore: “Ho già parlato con Lopez, è un allenatore serio che metterà tanto impegno nella squadra. Con Perez – prosegue – ho già fatto due chiacchiere”. Il mister gli ha spiegato come siano in due per un ruolo, lui e Cacia, e in effetti a sentire la descrizione che Bentancourt dà di se si capisce come lui e l’ex Verona siano simili: “Sono una prima punta, mi piace fare gol e cercare di farlo fare”. Due clasici nueve quando i nueve vanno tanto di moda falsi, dunque, forse però più adatti per affrontare un campionato privo di fronzoli come la Serie B: “Rispetto alla Serie A è un campionato maggiormente fisico, e penso che le mie caratteristiche si sposino bene”. Tra gli attaccanti italiani dice di assomigliare a Toni (sarà contento Cacia…), e il suo obiettivo è quello di giocare il più possibile e dare il meglio per la squadra. Ma da una punta ci si aspettano anche i gol: “Lavorando duro so che arriveranno: posso farli e lo dimostrerò”.

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È un ragazzo giovanissimo e, come prima impressione, molto timido, che purtroppo ha già dovuto affrontare un colpo tremendo come la scomparsa della madre, avvenuta un anno fa. Una tragedia che lo ha avvicinato ancora di più al padre e alle quattro sorelle, che vivono in Uruguay, e che lo ha portato a tatuarsi il nome della mamma, Lourdes, sul polso destro. In bocca al lupo Ruben.

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