Con il calendario che segna ormai solamente ‘meno sette’ all’esordio in campionato contro il Napoli, e una formazione che per nove undicesimi rispecchiava quella (presumibilmente) titolare, la partita di Coppa Italia ha rappresentato un banco di prova significativo per il Bologna. Come ne sono usciti i rossoblù?
Nella conferenza stampa post-partita Stefano Pioli ha affermato che la sua squadra gli è piaciuta per settanta minuti. È probabile che il mister facesse riferimento soprattutto a un calo fisico avuto nel finale, durante il quale il Brescia ha prodotto di più che in tutto il resto della partita. Tuttavia non può essere una coincidenza che, proprio un minuto prima del settantesimo, abbia abbandonato il campo quello che anche oggi è stato di gran lunga il migliore in campo: Alessandro Diamanti, ovviamente. Togliere Alino a questa squadra è come togliere ossigeno al cervello, e ieri sera ne abbiamo avuto l’ennesima conferma, se mai fosse stato necessario. Il capitano è già entrato in mentalità campionato, facendosi trovare spesso dai compagni e provando a imbeccarli con le sue giocate in verticale. Ancora da affinare l’intesa con Rolando Bianchi, che però ha disputato una gara di grande generosità: il lancio lungo per il numero nove è stato un’alternativa validissima agli schemi palla a terra, dal momento che l’ariete rossoblù di testa (o di petto) le ha prese tutte. Sono state solamente due, tuttavia, le occasioni che Bianchi ha avuto per andare al tiro: un numero esiguo, a cui l’attaccante di Lovere dovrà probabilmente abituarsi e, di conseguenza, sfruttarle al meglio. Questo perché, oltre a Diamanti, ieri sera in fase di costruzione si è fatto buio pesto. Se Kone è stato di discreto supporto nell’unica frazione di gioco disputata, lo stesso non si può dire di Lazaros: apparso decisamente fuori condizione, non ci sarebbe da stupirsi se il suo posto fra gli undici titolari venisse preso da un Moscardelli molto più attivo di lui.
L’assenza di Taider ha tolto dinamismo alla linea mediana, formata da Khrin e Della Rocca, i quali hanno faticato a imbastire l’azione. O meglio, nel primo tempo spesso sono stati direttamente bypassati in favore di Diamanti o Kone, o del lancio lungo per Bianchi, facendosi però apprezzare per un buon numero di palloni recuperati. Nella ripresa, invece, anche il filtro alla lunga si è smagliato, ed entrambi i giocatori hanno commesso alcune ingenuità che avrebbero potuto costare caro. L’ingresso di Pazienza al posto di Diamanti ha rattoppato la situazione, rafforzando un reparto in forte sofferenza. In sofferenza come lo è stata, a tratti, anche la difesa, nonostante i rari solleciti da parte degli attaccanti bresciani. Anche ieri come contro il WBA, infatti, Antonsson ha dimostrato di non essere ancora in condizione, mentre Morleo ha dato vita assieme a Lazaros al lato debole dello schieramento rossoblù. Buona invece la prestazione di Natali, mentre Garics si è limitato al minimo indispensabile, non proponendosi quasi mai in fase d’attacco. Così come il suo compagno sul lato opposto, del resto.
Come scritto all’inizio, il campionato è ormai alle porte, e da una squadra che ha fatto della “partenza forte a differenza dello scorso anno” il mantra dell’intera fase di preparazione era lecito aspettarsi qualcosa di meglio. La settimana che ci separa dalla trasferta al San Paolo andrà sfruttata appieno, affinché una partita proibitiva non diventi impossibile. E oggi, francamente, parrebbe così.
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