Quando si tiene troppo in mano il cerino ed il fuoco inizia a bruciare il legno avviandosi sempre più velocemente verso il dito, gli impulsi nervosi richiamano l’attenzione del cervello distratto che attiva le difese. Allo stesso modo, i soci del Bologna, sembra si stiano rendendo conto del rischio che corre il club, solo dopo tante, troppe avvisaglie ignorate o sottovalutate. Di certo, l’ottimismo ostentato da Guaraldi non ha aiutato, ma non ci voleva molto, dopo l’ennesima bugia, a capire che tutte le rassicurazioni del presidente erano solo di facciata. Tramontata ormai l’ipotesi del fondo inglese, sempre ammesso che sia mai esistita, nelle ultime ore era circolata la voce che Mian avesse cambiato idea e potesse aiutare realmente il Bologna. Bello, magari, ma pensare che l’imprenditore toscano potesse mettere dei soldi in un club sull’orlo del fallimento sapendo che subito dopo ne serviranno molti altri, pare molto inverosimile. Ciò detto, chi rimane? I soci. Vale a dire, gli unici rimasti a poter tentare di dare un colpo di coda, mettendosi in prima persona a far da garanti con le banche per sbloccare questo agognato paracadute, dal momento che il presidente rossoblù non ci riesce: la sua credibilità è oltre i minimi termini e le banche non gli concedono la fiducia richiesta. Intanto domani scade il termine, dello stato, per pagare l’Irpef degli stipendi di inizio anno e i soldi ancora non ci sono. Se il cash salta fuori a breve, magari per merito di qualche socio, allora il primo step potrà anche essere superato, seppur in extremis.
Detto ciò rimane una questione. Finora i soci si sono tenuti in disparte e Guaraldi ha amministrato il club da solo, per scelta sua, dopo aver epurato collaboratori e avendone avvicinato altri più o meno ufficiali, senza mai riuscire a migliorare la situazione. Maurizio Ferrari ha detto che Guaraldi non ha voluto ascoltare nessuno quando qualcuno ha provato a dare dei consigli. Il fatto è che, forse, dopo i primissimi tentativi di dialogo andati a vuoto, bisognava coalizzarsi e cercare di contrastare il presidente in solitaria cercando di farlo ragionare. Tutti sbagliano, come il presidente, ma anche chi sta a guardare la macchina andare a fuoco senza intervenire, non è esente da colpe. Mentre il tempo passava e il Bologna incamerava acqua da tutte le parti, i soci sono stati a guardare, chi fiducioso, chi meno, ma nessuno ha fatto niente, morale, ci si sta riducendo all’ultimissimo per tentare qualcosa. Come quando a scuola si studia gli ultimi giorni per rimediare ai 4 presi durante l’anno. Difficile che i prof la bevano e per lo più non si rimedia. Sono mesi che si dice che il tempo delle parole è finito e che contano i fatti, ma qui nessuno ha mai messo in pratica nulla. Intendiamoci, meglio tardi che mai, ma bisognava arrivare a questo? Con già un -1 sulle spalle? Ora bisogna solo sperare che i soci possano in qualche modo porre rimedio alle malefatte precedenti, nonostante i tempi siano strettissimi. La fiamma scende inesorabile e le dita iniziano a sentirla
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