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5,5 miliardi di euro di GGR previsti nel 2026 e 52 nuove concessioni, con centinaia di vecchi operatori spariti nel giro di una notte. Il mercato italiano del gambling online non si è semplicemente aggiornato, ma è stato ricostruito da zero. E in questa ricostruzione c'è uno spazio preciso, e molto concreto, per chi lavora o vuole lavorare nell'affiliazione scommesse.
Il 14 novembre 2025: la data che ha cambiato il settore gioco in Italia
Il 14 novembre 2025 l'ADM, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, ha attivato le nuove concessioni online per il mercato italiano del gioco. Non un aggiornamento, non una proroga: una sostituzione radicale del sistema precedente. Prima di quella data, il mercato italiano ospitava oltre 400 domini di scommesse attivi, spesso sovrapposti, con decine di "skin" affiliate a pochi operatori di base e brand collegati in modo vago. Un ecosistema frammentato, difficile da leggere, ancora più difficile da navigare per chi doveva costruire contenuti informativi attorno a questi operatori.
Dopo il 14 novembre, di tutto questo è rimasto poco. L'ADM ha rilasciato 52 concessioni a 46 operatori, ossia quelli che hanno superato i requisiti tecnici, finanziari e di compliance del nuovo regime. Chi non ce l'ha fatta è uscito dal mercato regolamentato. Il risultato: meno player, regole più chiare, e un'industria che vale miliardi concentrata su un numero gestibile di operatori licenziati.
Per chi si occupa di affiliazione scommesse, questo cambia le carte in tavola in modo sostanziale.
Decreto Dignità: il paradosso che ha reso gli affiliati indispensabili
C'è un elemento normativo che esiste dal 2018 e che non è cambiato, ma che, anzi, ha guadagnato ancora più peso con la nuova struttura del mercato. Il Decreto Dignità vieta qualsiasi forma di pubblicità diretta o indiretta al gioco con vincita in denaro in Italia. Google Ads, Facebook Ads, banner display, sponsorizzazioni sportive, TV, radio, billboard: tutti fuori.
Per gli operatori ADM, questo significa che i canali di acquisizione tradizionali non esistono. Non possono comprare traffico, non possono fare retargeting e non possono sponsorizzare una squadra di calcio per far sapere alla gente che esistono.
Gli unici canali rimasti legali sono SEO organico, content marketing editoriale, email marketing su liste opt-in e gli affiliati, non come complemento alla strategia di marketing, ma come colonna portante. E così, in un mercato da 5,5 miliardi, gli affiliati sono diventati strutturalmente il principale strumento di acquisizione per gli operatori. È un paradosso efficace: la legge che ha cercato di ridurre la visibilità del settore, ha reso chi produce contenuto informativo intorno a quel settore ancora più prezioso.
I modelli che funzionano oggi: CPA e Revenue Share
Con il nuovo assetto del mercato, i programmi di affiliazione si sono fatti più seri. Le strutture principali su cui lavorare sono due:
- Il modello CPA (Cost Per Acquisition) paga una commissione fissa per ogni nuovo utente verificato che si registra e deposita su una piattaforma: è prevedibile, misurabile, adatto a chi sta costruendo traffico organico su contenuti informativi;
- Il modello Revenue Share paga una percentuale ricorrente sui ricavi generati dagli utenti nel tempo: richiede più pazienza per costruire il volume iniziale, ma genera entrate continuative ed è il modello preferito dagli affiliati più strutturati, perché con 52 operatori sul mercato e un settore in crescita, la base utenti da cui ricevere share è destinata ad allargarsi.
Orientarsi in questo mercato non è mai immediato. La selezione degli operatori ADM con cui collaborare, la comprensione dei deal disponibili, le differenze tra programmi in termini di commissioni e cookie duration, sono tutte variabili che incidono direttamente sui risultati. Ma il mercato c'è e le regole sono più chiare di prima. E per chi produce contenuto di qualità intorno a questo settore, il momento per capire come funziona è adesso, prima che il resto del mercato recuperi il ritardo.
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