Le prime parole del neo tecnico rossoblù
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Tra poco le prime parole di Raffaele Palladino da nuovo allenatore del Bologna. Seguite con noi la diretta scritta della conferenza.
Inizia l'amministratore delegato Claudio Fenucci: "E' doveroso innanzitutto fare un saluto a Domenico Tedesco. E' stato un percorso breve, ma mi faceva piacere ringraziarlo. Abbiamo avuto un grande professionista, che ha cercato di portare le sue metodologie ma queste non hanno portato i risultati che ci aspettavamo. La decisione di cambiare nasce, con Sartori e Di Vaio, dalla preoccupazione sulle performance della squadra e sulla capacità di incidere del mister. Non è un giudizio sul suo modo di lavorare, purtroppo la capacità di incidere non è stata quella che ci aspettavamo. Siccome eravamo preoccupati per l'andamento della squadra, che si è sempre resa disponibile con l'allenatore, i calciatori hanno sempre dato il massimo impegno, abbiamo visto che quello che si cercava di realizzare in allenamento non si concretizzava in partita. Con Palladino c'è sempre stata stima, avevamo avuto contatti anche in passato, e abbiamo deciso di intervenire, sfruttando anche questa anomalia della sosta lunga che ci attende dopo la partita con il Torino. Palladino ci ha dato la disponibilità e con un contratto lungo, in cui speriamo di tornare nelle posizioni europee. Confidiamo in lui e nella disponibilità dei calciatori, anche andando oltre i propri limiti. Poi servirà la capacità degli nvestimenti della proprietà, che come ho sempre detto non farà mancare il suo contributo. Ci sono tutte le condizioni per fare bene".
Le prime parole di Palladino: "Volevo ringraziare la proprietà e la società, in questi ultimi tre giorni mi hanno dato dimostrazione di grande fiducia. Mi hanno prospettato non una panchina, ma un progetto. Sono molto felice, ho avuto sensazioni bellissime in un ambiente positivo, in cui bisogna ritrovare l'entusiasmo che magari si è un po' perso. Sono molto determinato per intraprendere questo percorso assieme. Volevo anche ringraziare i tifosi per il calore con cui mi hanno accolto".
Quali sono i tuoi principi di gioco?
"Nel mio percorso da allenatore ho cambiato vari sistemi di gioco. Ogni allenatore deve essere flessibile in base ai giocatori che si hanno. Credo che questa rosa sia costruita per giocare difesa a quattro ma allo stesso tempo può giocare anche a tre. Può essere una squadra camaleontica, ma sapete che il mio sistema di gioco è più improntato a tre. Vedremo nel corso della stagione. Ho percepito grande predisposizione da parte del gruppo a voler cambiare, le basi ci sono. Bisogna solo lavorare".
Hai visto Bologna-Lazio
"Ho cercato di vedere le partite di tutti gli allenatori nuovi. Ho visto solo quella partita. Quella partita non è andata bene, ma avevo visto una idea di calcio improntata a voler imporre il gioco. In questi due giorni sto cercando di stare il più possibile con la squadra. Devo capire le sensazioni e le emozioni dei ragazzi. Ogni minuto è importante".
Cosa non è negoziabile?
"Bisogna dare tutto per questa maglia, per i tifosi e il club. Lo spirito deve essere questo. Mai rinunciare a imporre il proprio gioco. Dobbiamo essere noi, io in primis, a cercare di dare qualcosa ai tifosi e alla società".
Recuperi Orso, può coesistere con Bernardeschi?
"Più giocatori di qualità abbiamo e meglio è. La qualità deve essere al servizio della squadra. In fase di non possesso serve difendere tutti assieme e i primi difensori sono gli attaccanti".
L'obiettivo per questa stagione?
"Il primo obiettivo è la partita di sabato, il secondo obiettivo è sfruttare la sosta, quasi un ritiro. Lì dovremo migliorare la condizione fisica e i carichi di lavoro saranno diversi. E' importante, per quello che richiedo, avere una ottima condizione. Vogliamo prendere gli avversari in avanti, essere propositivi. Non dobbiamo porci limiti, serve essere ambiziosi".
Cosa rappresenta Bologna?
"Ho accettato un progetto, qualcosa di stimolante e che mi è piaciuto. Ho sentito grande fiducia e in poco tempo ci siamo messi d'accordo. Io vado molto a pelle e sentivo che era il posto giusto per la mia carriera. Sento di poter aprire un nuovo ciclo e costruire qualcosa di importante. Voglio dire che la società è ambiziosa e anche i ragazzi devono sentirsi ambiziosi. Questo è un club importante ed è doveroso tornare a far credere in questa squadra. Ho visto dei valori nei ragazzi, altrimenti non avrei accettato. Credo in questo club".
Come ho trovato la squadra?
"Bisogna migliorare la condizione fisica, i ragazzi lo sanno. Adesso serve far sentire fiducia ed energia alla squadra. Dobbiamo portare una identità chiara".
Piccoli e Dovbyk saranno importanti?
"Piccoli lo conosco bene, ho parlato molto con lui. Il rapporto umano è alla base di questo lavoro. Credo tanto sia in lui sia in Artem. Vogliamo metterlo nelle condizioni migliori possibili".
In che posizione vede Ferguson?
"E' un giocatore universale, può giocare nella mediana a due ma anche sotto punta. E' un calciatore intelligente. Credo tanto in lui e credo in tutti i mediani che ho. Sono soddisfatto del reparto".
Domanda al direttore. La scelta di un cambio immediato non appartiene alla vostra storia, un po' confessa la conferenza post mercato quando disse che l'allenatore avrebbe avuto tempo?
"I dubbi sono nati strada facendo, anche dopo la partita di Napoli. Il secondo tempo è stato molto difficile. Poi abbiamo avuto una riunione con il mister assieme a Sartori e Di Vaio. Lì è uscito un quadro un po' confuso e abbiamo percepito il rischio di non uscire da una situazione difficile. C'era anche il rischio di perdere un allenatore che avevamo seguito. Calcio sostenibile? E' il nostro obiettivo. Il calcio italiano ha un problema di sostenibilità e dobbiamo affrontarlo. Noi vogliamo fare un calcio che dia soddisfazione con squadre competitive e investimenti ragionati".
I punti che l'hanno convinta a sposare il progetto Bologna?
"Quando una società ti prospetta tre anni di contratto e ti mette a disposizione una struttura così bella...Hai sensazioni positive. Già quello ti fa pensare che può essere il posto giusto. La squadra è di valore, mi piace lavorare con i giovani e con i singoli".
Com'è calarsi in questa realtà?
"Qui è stata vinta una coppa nel 2025, è per me un senso di responsabilità. Credo in queste persone e credo nel progetto. C'è un ambiente sano. La storia del club la conosciamo tutti, c'è un tifo importante, se tutte queste sinergie si incastrano si possono fare belle cose. Per ora la classifica non la guardiamo".
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