La speranza che nutriamo, neanche tanto segretamente, è banale, chiara e ben delineata: tornare in Serie A. Tutti gli esperti parlano del Bologna come di una squadra destinata a risalire immediatamente per valori tecnici, ma alla fine qui nessuno regala nulla e anche strappare una promozione in un campionato dal livello non eccelso può apparire complicato. Anzi, al momento lo è. Se poi ci mettiamo la sorpresa sbucata dal nulla (il Carpi) il gioco è fatto. Ovvio, alla lunga i valori verranno fuori, ma questo Bologna ha capito che la B è un campionato duro, in cui non è consentito sottovalutare gli avversari o semplicemente pensare di essere i migliori. Non è la serie cadetta di un tempo, quando la promozione si conquistava con ottanta punti, il campionato con Juve, Genoa e Napoli in cui era talmente impossibile spuntarla chei oggi le avversarie sembrano poca cosa, però la bastardaggine della B viene fuori tutta quando perdi ad Avellino, pareggi incredibilmente a La Spezia o perdi in casa con il Crotone. Inoltre, ripartire subito dopo una retrocessione è forse l’aspetto più complicato, tra contraccolpi psicologici, ambiente deluso e, qui a Bologna, società sull’orlo del fallimento. Sono stati mesi di travaglio in cui era necessario cedere la società e al tempo stesso costruire una rosa in grado di rimanere attaccata al treno buono. Non è stato facile se pensiamo a come si è ridotto il Catania oggi. Fortunatamente siamo riusciti a completare entrambe le missioni, non facile da prevedere solo sette mesi fa. Così, quasi senza accorgercene, siamo sopravvissuti e ci manteniamo in costante lotta per la Serie A, è stato acceso di nuovo l’entusiasmo e noi tutti ragioniamo già in ottica futura pensando a quello che sarà nelle nostre partite a San Siro o allo Juventus Stadium. Prima, però, c’è un passaggio obbligato che è bene non trascurare: la promozione.

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In realtà quel piccolo aspetto lo trascuriamo quasi tutti, ma è inevitabile quando si guarda il sito ufficiale del Bologna e si legge sotto la dicitura “chairman” Joey Saputo. Detto questo, proviamo a gettarlo uno sguardo al di là del fiume e a capire che aria tira. Anzi, proviamo a immaginare la nostra casetta nella parte più nobile della città. C’era bisogno di entusiasmo in B, ma forse questa necessità può ampliarsi in Serie A. Servirebbe una campagna acquisti che faccia innamorare ancor di più i tifosi, che possa aumentare vertiginosamente il numero degli abbonati e quello dei spettatori medi allo stadio, serve coinvolgere le persone con tante iniziative e cercare (con il Bologna Store è già così) di sfruttare al meglio il merchandising. Sono cose a cui bisogna pensare e che si pareranno davanti tra qualche mese, ma c’è qualcuno, in questo Bologna, che rappresenta un generatore inesauribile di entusiasmo sfruttabile non solo ora. Parlo di Franco Zuculini, il giocatore-artista, l’uomo della garra e della miccia quando le partite sono piatte. Parliamoci chiaro: è il più amato dai supporters rossoblù e per capirlo basta analizzare l’insurrezione popolare quando Lopez ha deciso di lasciarlo in panchina per qualche partita. Forse non è neanche tanto una questione di giocare male ad aver incrinato il rapporto tra una parte di tifo e mister, quanto la decisione di privarsi di uno dei beniamini del pubblico.

Forse pochi sanno che Franco Zuculini è un grande appassionato d’arte, in particolar modo del surrealista Salvador Dalì. Ecco, come nelle sue opere, pervase da una distorsione liquefatta e molle della realtà, lo scenario delle prestazioni BFC senza Franco, appare sospeso nel tempo e nello spazio. Gli elementi della rosa, che avevano trovato un assetto e una configurazione compatta nel corso della stagione di andata, perdono consistenza pur essendo, singolarmente, giocatori rilevanti e di qualità nel proprio ruolo. Insomma, il tocco dell’argentino ha il potere di trasformare il rettangolo verde di ogni match in un’autentica opera d’arte, e noi tutti siamo lì ad ammirarla consapevoli che si tratta quasi sempre di assistere ad un trionfo. Cacia, Sansone, Mancosu, Gastaldello, Laribi… titolari di vecchia e nuova formazione non possono che beneficiare di un tocco simile, perché Franco avrà sempre quel guizzo, quell’impeto imprevedibile e tenace del giocatore che ha solo un obiettivo fisso nella mente: dare il massimo per vincere. Questo atteggiamento furioso è esattamente ciò di cui ha bisogno il Bologna in questo momento. Le squadre avversarie, per quanto tecnicamente più deboli e povere del BFC, sostengono i propri successi con la sola forza della caparbia e lo spirito di rivalsa, tipico di chi è secondo e ambisce a riscattare la propria posizione. Solo che al momento, in seconda classe, ci viaggiamo noi e arranchiamo a fatica per conquistare il podio che ci compete, per tutta una serie di fattori - inclusi blasone, proprietà e qualità dei giocatori in campo - che aumentano la pressione sulle spalle della truppa. Credo che Zuculini, per il ruolo che riveste in maglia rossoblù, sia d’accordo con Salvador Dalí quando questi affermava che “L'intelligenza senza ambizione è come un uccello senza ali”. Per noi, va benissimo anche una mezz’ala come lui per ispirare il resto della truppa a farla planare dritta verso la serie A. Ci basta sapere che i nostri scenderanno al Dall’Ara con intelligenza, ma soprattutto con quella cattiveria e quell’ambizione che ci consentirà di fare un vero capolavoro domenica nel derby contro il Modena.

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