Tra tutte le operazioni di mercato ormai sulla bocca di tutti, Ilicic, Mbaye e prima Giovinco e Saponara, non deve sfuggire quella che è la strategia della nuova proprietà e, nella fattispecie, di Pantaleo Corvino. Si è cercato di mandare un segnale all'interno del calciomercato, un colpo atto a far comprendere come il Bfc sia tornato su livelli di guardia importanti. Il famoso piano A. Quello A2 invece è più incentrato su obiettivi di breve termine, giocatori che possano contribuire al ritorno immediato in Serie A, i cosiddetti acquisti di categoria. Ad ogni modo, il ritornello è sempre quello (e suona bene): faremo di tutto per tornare nella massima serie. E' il primo step, basilare e fondamentale per costruire tutto il resto, le fondamenta da cui innalzare il nostro edificio che dovrà poi riportare il club a competere per obiettivi di una certa importanza. Non si può, ancorché ricchi, avere tutto subito. Ecco perché non amo particolarmente i proclami altisonanti, non servono, pongono vette troppo elevate da raggiungere esponendoti al rischio di ricevere copiose critiche se non sarai in grado di raggiungerle. Meglio lavorare di profilo basso, ragionare a piccoli passi mantenendo costante il processo di crescita. Bene ha fatto ieri a sottolinearlo Pantaleo Corvino, perché è troppo facile per la nostra mente navigare su orizzonti lontani immaginando a stretto giro di posta un Bologna competitivo anche in campo estero. Occorre pazienza, ci vorrà del tempo, ma l'aspetto più importante non è l'orologio bensì il metodo e le azioni messe in atto per raggiungere determinati obiettivi. La fretta è cattiva consigliera.

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Chiaro, noi tutti vorremmo la Serie A subito e un Bologna in grado di giocarsela per palcoscenici europei, sarebbe meraviglioso ma sappiamo come non sia per nulla semplice, servono tanti investimenti e azzeccare ogni singola mossa. Questo alzerebbe subito ai livelli massimi l'asticella rendendo difficile il progressivo miglioramento. Il Verona è tornato in A e ha immediatamente sfiorato l'Europa, per migliorare quel risultato ora gli scaligeri dovrebbero essere in zona Champions League, impensabile. Così facendo vivi di alti e bassi ed è come fare un passo avanti e uno indietro quando invece sarebbe importante indirizzare il cammino continuando a salire gradini e non a scenderli. Inoltre, gettare lo sguardo nel futuro più lontano rischia di farti perdere di vista il presente, ovvero il primo vero grande obiettivo di questo Bologna: la Serie A. Pensiamo a raggiungerla prima di ipotizzare quali risultati potremo ottenere tra un anno. Per quello, eventualmente, ci soffermeremo da giugno.

Chiudo con un ragionamento. Ieri conversavo con il mio amico Diego Costa, abbiamo riflettuto su come, effettivamente, il calcio italiano sia sempre stato molto chiuso verso gli investitori stranieri. Quasi come a voler escludere chi viene dall'estero per cercare di mantenere il giocattolino all'interno dei confini, che comportano anche strategie oscure tra i potenti del calcio italico. Sappiamo come è difficile togliere potere e successi a chi da secoli comanda il soccer dalle nostre parti. Bene, Saputo ci prova, forte dei suoi buoni rapporti con le big (la gita a Torino lo testimonia) ma non è escluso che qualcuno provi a mettere i bastoni tra le ruote. In fin dei conti il Bologna ai piani alti non è mai piaciuto, figuriamoci se governato da una proprietà estera. Avremo un duro lavoro davanti, l'importante è esserne consapevoli e non spaventarsi se qualcosa dovesse andare storto. Come qualche giocatore che recentemente ha preferito Empoli a Bologna...

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