~~Mi sorge un dubbio (atroce, se pensiamo che si entra nel vivo della stagione in cui ogni partita vale doppio): abbiamo paura e non sopportiamo la pressione. Mi rifaccio alle parole di Oikonomou che dopo la partita di sabato ha sentenziato: “Le aspettative si sono alzate”. A questa dichiarazione, aggiungo quella di Lopez dopo il derby contro il Modena: “Qui se pareggiamo tre partite è un dramma, a Carpi non è così”. A parte il fatto che dovrebbe essere - in linea di massima - più intrigante allenare sulla panca del Bologna, ma paradossalmente quelle due frasi indicano come il cambio di proprietà abbia posto il Club su uno status che questa truppa non è in grado di reggere. Forse è più facile giocare quando la piazza si aspetta poco ed è concentrata sulle azioni di Guaraldi, piuttosto che farlo con la tavola imbandita di soldi, dirigenti di primo ordine e un obiettivo ormai chiaro e dichiarato. Con la vecchia gestione, sia Lopez che Fusco parlavano di “riportare la gente allo stadio”, mentre ora praticamente bisogna vincere tutte le partite. C’è una enorme differenza. Ecco dunque che, paradossalmente, almeno sotto il profilo mentale, per i giocatori il fardello era meno pesante sette mesi fa, quando si giocava liberi di mente e senza pressione perché tutti ci aspettavamo da un momento all’altro il botto del Bologna. Quando invece alle spalle c’è una proprietà ricca e che ha investito tanto, che in automatico rende (anche se più o meno con gli stessi giocatori) i target notevolmente più alti, sei chiamato a non fallire, a non deludere e a dominare il campionato. Sotto la lente di osservazione, senza problemi societari, ci finiscono allenatore e giocatori, ovvero quelli chiamati a librarsi in volo una volta capito che la società non sarebbe fallita. In realtà noi tutti pensavamo che l’arrivo degli americani avrebbe liberato la mente dei calciatori non più schiavi di un paradosso che avrebbe potuto portare a stipendi non pagati e ad una situazione simil-Parma, invece è successo forse il contrario, e cioè che alle prime difficoltà tecniche il peso sopra le proprie spalle è divenuto via via maggiore e senza la possibilità di eluderlo, il tutto perché il paravento Guaraldi è sparito sopra le proprie teste.
C’è un calo fisico evidente, il mister pare in confusione, ma almeno sotto il piano mentale ci si aspetta brillantezza, voglia, atteggiamento cattivo in qualunque situazione, invece da qualche tempo a questa parte siamo piatti, apatici, con poco mordente e lentissimi di pensiero. In sintesi: indecisi su tutto quello che facciamo. Non so come andrà a finire, ma la condizione necessaria (non è detto sufficiente) per acchiappare questa benedetta seconda piazza è pareggiare sempre l’intensità che gli avversari proporranno. Solo in questo caso le nostre maggiori qualità tecniche (mi rifiuto di pensare che siamo diventati brocchi di colpo) verranno fuori. Ha detto giusto Cosmi in conferenza stampa, parole che rilette fanno pensare: “I valori si appiattiscono se una squadra mette in campo certe cose e l’altra meno”. In B funziona così: puoi essere più bravo tecnicamente ma se mentalmente vieni sovrastato ne esci con le ossa rotte. E’ questo aspetto che Lopez e i giocatori devono capire, cioè che al di là di moduli, giocatori o altro conta la mentalità. In cadetteria si lotta con i denti e con le unghie, si gioca in stadi e strutture atipiche e su manti erbosi rivedibili. Forse paghiamo a caro prezzo a scoppio ritardato l’adattamento alla Serie B, quello che invece il Catania ha subito fin dalle prime giornate e che ha reso questo campionato imprevedibile con il Carpi in fuga e il solo Bologna tra le big a mantenere (più o meno) il pronostico.
Questa difficoltà latente ha portato ad incrinare l’empatia che dall’estate scorsa si era creata con la grande maggioranza del tifo, la quale aveva accolto con enorme sostegno l’arrivo di giocatori disposti a sposare la causa nonostante le vicissitudini societarie. L’ambiente si era stretto attorno ai calciatori, ovvero facce nuove rispetto alla dolorosa retrocessione del passato e chiamati qui a tenere la barra dritta in una situazione drammatica e sull’orlo del tracollo. Anche il lavoro del mister è stato apprezzato per larghi tratti fino a che qualcosa non si è rotto, sia per i risultati casalinghi non all’altezza che per scelte non reputate idonee dai tifosi. Qualcuno potrebbe dire che si stava meglio quando si stava peggio, in realtà è chiaro come la nuova proprietà sia una benedizione dal cielo dopo annate infernali, un regalo ricco e ambizioso che fortunatamente è stato recapitato alle porte di Casteldebole. Occorre dunque, in un momento difficile, provare a ricostruire quel clima unito attorno alla squadra che aveva contraddistinto i primi vagiti di questa stagione, cercare di sostenere i ragazzi (e di conseguenza pure il mister) in questo finale di campionato anche se siamo a tratti non contenti di quello che si vede in campo. E’ basilare che i giocatori percepiscano sostegno da parte del pubblico, quel calore che dovrebbe esserci quando si lotta per qualcosa di importante. Siamo preoccupati (io per primo) per la brutta piega che sta prendendo questo Bologna, ma vorrei la Serie A il prima possibile e tiferò per l’allenatore e la squadra fino alla fine. Da queste parti i gufi non hanno diritto di cittadinanza.
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