Durante la giornata di ieri, Marco Di Vaio e Pantaleo Corvino, impegnati in due manifestazioni diverse, hanno pronunciato la fatidica parola: playoff. In realtà, ad inizio stagione a quasi tutti i tifosi sarebbe andato benone lottare per la post season, con una squadra costruita con due spicci e una proprietà sull'orlo del fallimento, ora, con Saputo alle spalle, anche un secondo posto dietro al Carpi rischia di essere visto male. Fortunatamente però varrebbe comunque una promozione diretta. Sì, perché la sconfitta interna con l'Aquila aveva fatto gridare a qualcuno che questo Bologna non si sarebbe nemmeno salvato, e invece…A marzo però, parlare di playoff dopo un periodo difficile (da cui non siamo ancora usciti) rischia di mettere in allarme la piazza, la quale, banalmente, inizia a pensare che anche in società si prenda in considerazione l'ipotesi di un Bologna non così saldamente sicuro della promozione diretta. Quasi nessuno fino ad ora aveva mai menzionato quella parolina che tanto ci terrorizza, e vederla comparire ora, a circa due mesi dalla fine della stagione, ci spaventa. Sì, perché nella nostra mente l'equazione è chiara: se andiamo ai playoff non ce la facciamo a vincerli. Non lo sappiamo, ma vedendo come la truppa faccia fatica a reagire psicologicamente e a segnare (soprattutto in casa) qualche domanda ce la poniamo. In fin dei conti le modalità da playoff sono da dentro o fuori, vincere o perdere e il pareggio quasi mai è sufficiente. Poi ci sono tante variabili: la fortuna, la giocata di un singolo, una decisione arbitrale a sfavore, insomma, a volte sono quasi sempre una lotteria in cui la spunta chi possiede una mentalità vincente; esattamente quella che pare mancare ora al Bologna.

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Ecco, non vorrei però che ora si strutturasse in noi una insana mentalità perdente, quel sentore di "tanto non ce la facciamo" che è il preludio perfetto proprio per fallire l'obiettivo. Toccherebbe ai ragazzi e a Lopez strutturarsi di una psicologia positiva, che metta in luce gli aspetti da migliorare ma che non faccia salire una inutile ansia o una inconscia depressione. Certo, da fuori non possono arrivare complimenti alla luce delle recenti prestazioni, ma di sicuro si può fare in modo che l'ambiente remi dalla stessa parte, dando magari fiducia ad un gruppo unito ma in difficoltà. Posso vederle in questo modo le parole di ieri di Marco Di Vaio, puntare la lente sulle troppe critiche attorno alla squadra è una tattica per cercare di creare positività e ottimismo, fare in modo che si ragioni in una maniera che consenta ai ragazzi di tentare di raggiungere un obiettivo con le proprie forze e non sperando nei risultati favorevoli. Forse serve guardare avanti e non gettare l'occhio allo specchietto retrovisore, ammirando una selva di squadre pronta a farti le scarpe. In più, non dimentichiamolo, Di Vaio ricopre un ruolo istituzionale e non può certo uscire dai canoni societari. Inoltre, è stato anche lui giocatore e sa come può reagire (o no) una squadra subissata di critiche. Ci sta dunque il messaggio volto alla positività e all'entusiasmo, lo stesso che nella prima parte di stagione era stato uno dei fattori determinanti per far risalire il Bologna fino al secondo posto.

La realtà è un'altra, ovvero di un Bologna in preda forse a una crisi di identità che dovrà assolutamente essere curata in vista degli scontri diretti (a partire da sabato) che vedranno impegnati i rossoblù nella rincorsa alla A. Non è neanche tanto vero, da contraltare, che a Bologna non ci sia entusiasmo se i punti vendita in cui acquistare i biglietti per Carpi sono stati presi d'assalto, così come i portali predisposti. Diciamo che in casa ci sarà sempre qualcuno che non apprezzerà lo spettacolo, ma questo è un altro discorso. Noi tutti speriamo e preghiamo che i rossoblù conquistino il secondo posto finale, sappiamo bene però che nulla ci sarà concesso facilmente e l'ipotesi playoff non è troppo peregrina. Basta poco per scivolare dal secondo al terzo posto e sarebbe sbagliato non prendere in considerazione la possibilità di essere costretti ad allungare la nostra stagione. Anche perché vedere i playoff come uno scoglio insormontabile è la prima via per non vincerli. Bene hanno fatto a puntualizzare Corvino e Di Vaio una cosa: "In caso di playoff ci faremo trovare pronti", perché se così non fosse tanto varrebbe non giocarli neanche. Capisco possano rappresentare ora un incubo, ma penso sia inutile allarmarci quando mancano ancora dieci partite e soprattutto farlo se anche in società si prende in considerazione tale ipotesi. Fa parte del gioco delle parti. Poi ovvio, è bene che Lopez e i ragazzi facciano di tutto per evitarli.

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