Quarta sconfitta in fila per il Bologna, stavolta contro una squadra più debole: la scusa degli avversari forti va in soffitta. Urge una riflessione seria sul lavoro del mister, se anche i risultati vengono meno...

C'era una volta un Bologna che sistematicamente le prendeva con le grandi ma altrettanto sistematicamente batteva le piccole. Ora non più: la quarta sconfitta di fila è arrivata contro una squadra che aveva 5 punti in meno in classifica e che non è nemmeno paragonabile come livello qualitativo a quella rossoblù. Insomma, se prima le accuse a Donadoni erano indirizzate sulla qualità del gioco, ora si può passare anche all'interno del recinto dei risultati. Perché un 2-3 in casa con il Crotone sancisce la crisi dei felsinei.

La partita, si potrebbe pensare, ha vissuto sullo spartiacque dello sciocco rigore concesso da Krafth, ma in realtà già da inizio secondo tempo il Bologna non era più quello della prima frazione. Prima del penalty, venti minuti senza gioco, senza niente e che sostanzialmente hanno permesso al Crotone di alzare il baricentro (aspetto tattico che per Nicola ha deciso la partita) e prendere sempre più coraggio. Il rigore, che può anche essere visto come un episodio sfortunato così come i due rimpalli sulle altre reti, è conseguenza dell'atteggiamento del Bologna, di una squadra che dopo discreti 45 minuti si è concessa nelle mani dell'avversario. Solo che di fronte non c'era la Juve, la Lazio o la Roma, ma il CROTONE. Spieghiamoci. Concedendo i dovuti meriti agli avversari, una squadra più forte tecnicamente come quella felsinea doveva semplicemente continuare a giocare, fare la terza rete, mantenere il controllo delle operazioni e mandare un chiaro segnale di non speranza agli avversari. Invece è successo il contrario.

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E qui veniamo a Donadoni. Ancora una volta, sia che si perda contro una big sia che succeda contro una squadra da lotta salvezza, il mister ripete in maniera estenuante gli stessi concetti. 'Dovevamo fare questo', 'non dovevamo fare quello', 'abbiamo preso due gol su rimpallo', 'dovevamo essere più cinici' ecc...E' il copione di una soap opera in cui classicamente c'è qualcuno che mette le corna al malcapitato di turno. E il pubblico davanti alla tv piange o si incazza. Esattamente come i tifosi rossoblù che hanno visto la partita e da due anni e mezzo mandano giù il gioco farraginoso della squadra. Sì, perché dopo 78 partite e 35 sconfitte si fa decisamente fatica a notare una identità, una idea di calcio, una filosofia tecnico-tattica che non sia ancorata alle prodezze di un singolo. Una volta Giaccherini, una volta Dzemaili, una volta Destro, una volta Verdi e una volta Palacio. Il Bologna, spesso, per vincere si affida alle prodezze di qualcuno e non a un gioco corale e ben identificato. E' impensabile, dunque, rifugiarsi sempre nella presunta debolezza strutturale del Bologna, spostare il mirino instancabilmente sui giocatori, coloro che per tanti sono i responsabili delle sconfitte del Bologna e mai delle vittorie. Perché quando si vince il merito, chiaro, è del mister. Ma se ci si lamenta di un rigore ingenuo perché non si chiede il motivo dell'utilizzo di chi, il penalty, l'ha causato a discapito di chi magari non l'avrebbe concesso? E se il Bologna ha gli stessi difetti, pur con protagonisti diversi, perché non si fa mai cenno alla mancata crescita della squadra che dovrebbe essere diretta conseguenza del lavoro dell'allenatore? Ad ogni modo, gli alibi iniziano a cadere: in primo luogo perché oggi Palacio era in campo ma la squadra ha perso lo stesso, in seconda battuta perché davanti non c'era un avversario imbattibile e terzo per la quarta sconfitta in fila. Da che mondo è mondo 4 k.o. filati dovrebbero spingere tutti a riflettere anche sulla guida tecnica, difesa sempre e comunque non si sa per quale motivo, piuttosto che sbraitare verso chi ha cercato di produrre un ragionamento serio sulla funzionalità di Donadoni in questo Bologna. Atalanta, Lazio e Roma ci stavano, a proposito di sconfitte, si diceva, ma il Crotone in casa? Eh ma i rimpalli, le ingenuità, la sfortuna: tutti alibi. Ma a Donadoni non ci pensa nessuno?

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