Ieri sera, prima di coricarmi, mi è sorta una domanda. Chi ora difende a spada tratta Lopez, avrebbe fatto altrettanto con Stefano Pioli? Mi spiego, se l'ex mister avesse collezionato 4 punti su 15 in casa nella fase chiave della stagione, sarebbe stato trattato dai microfoni sentenzianti come un hombre vertical? Penso di no, anche perché Pioli non andava bene nemmeno quando si salvava a metà campionato in Serie A contro Juve, Roma, Napoli, Fiorentina eccetera. Ora, trovo francamente inconcepibile che non si possa fare un appunto ad un allenatore che non vince da due mesi in casa, soprattutto, che allena una squadra incapace di segnare al Dall'Ara da 461 minuti. Roba forse nemmeno da retrocessione in Serie A. Fortunatamente Lopez continua a salvarsi per due validi motivi: 1) è ancora secondo, 2) la squadra è salda attorno a lui. Importante specificarlo, perché per esonerare un allenatore servono risultati pessimi (Lopez compensa in trasferta) oppure rottura con la squadra (come fu per Pioli). Detto questo, il weekend alla fine è andato bene solo ed esclusivamente per un motivo: l'aumento di capitale di Saputo. Sì, il Bologna è al sicuro per davvero e, giusto per ricordare dove eravamo, ripropongo le parole del chairman quando dai megafoni si parlava della respinta dell'attacco americano (senza dimenticare Guaraldi che sale da Zanetti mettendo su un piatto d'argento il Bologna). "Zanetti può mettere 4 milioni ora ma non serviranno nel lungo termine, ne servono 20 subito". Così parlò Saputo a Repubblica, parole chiare e nette a sancire l'inizio della guerra mediatica con il re del caffè che a Vicenza si presentò presidente in pectore del Bologna. Dopo mesi appare chiaro come chi ha sposato fin da subito la linea americano-canadese possa prendersi sontuose rivincite ora. Siccome gli oracoli per definizione, secondo me, non esistono - tutti sbagliamo e nessuno è infallibile - mi preme sottolineare come sia stato giusto fidarsi di chi ha deciso di investire 30 milioni nel Bologna.

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Nelle ultime ore si parla di un Tacopina messo all'angolo e qualcuno sussurra di una possibile separazione a fine anno. Avanzano poi teorie di un Saputo coinvolto con un peso specifico maggiore in maniera non naturale, ovvero di una ritirata di qualche socio americano che ha fatto sì che toccasse al canadese sobbarcarsi l'esborso. Personalmente penso che un imprenditore di questo livello non si fa di certo trascinare in situazioni ignote oppure fuori programma. Sono 30 milioni, non bruscolini. C'è altro, perché se Saputo avesse voluto rimanere in minoranza non sarebbe venuto qui incontrando sindaco, Curia e stampa. Se ne sarebbe stato in disparte senza clamore mediatico, potendo poi dileguarsi se la spesa fosse diventata, per lui, insostenibile o più pesante di quanto avesse voluto. Gli indizi di un ingresso sempre maggiore ci sono sempre stati fin dal primo piede di Saputo appoggiato sul suolo bolognese. Se poi c'è bisogno di argomenti altisonanti per creare una discussione va benissimo, capisco il fatto che parlare di campo - con un allenatore che non vince in casa da due mesi - può essere complicato.

Per tornare al mister, visto che da queste colonne non ne è mai stato chiesto l'esonero, continuo a sostenere l'importanza del lavoro svolto nel girone di andata e la necessità di continuare con lui fino alla fine. Non c'è modo di privarsi dell'uruguaiano, soprattutto se c'è tutta una squadra a sostenerlo. Mi fa specie però che Lopez dichiari di aver visto una buona partita da parte dei suoi ma al tempo stesso ponga l'accento sul punto guadagnato. L'antitesi è evidente: se la partita è stata comandata per un'ora, come sostenuto dal mister, il punto sarebbe andato stretto a chiunque. In realtà, il Bologna appare molto piatto e statico, senza troppa verve tranne le solite iniziative di Zuculini in verticale. Ci sta che I'allenatore possa non volerlo ammettere in conferenza (al di là del fatto che probabilmente non lo pensa) ma la sensazione generale è che manchino i movimenti o le strategie per aggirare difese ben organizzate. E non averli ancora trovati alla trentunesima giornata è un problema. Va bene il mantra "dobbiamo migliorare" ma tra dieci partite il campionato finisce e noi dovremo essere tra le prime due, a meno che i miglioramenti non sforino i tempi arrivando a babbo morto. Lo ribadisco, non ho pensieri profetici e non mi definisco oracolo, penso semplicemente che il Bologna valga di più di quanto ci fa vedere in casa, che continuare ad essere invischiati in questa lotta quando dovremmo essere con il Carpi è un rischio pericoloso, che non segnare una rete in 5 partite casalinghe sia un delitto e, infine, penso che proseguire su questo andazzo possa mettere a repentaglio la promozione. Archiviare questa difficoltà con l'etichetta della "troppa pressione" è una verità parziale, c'è e ci sarà sempre anche se i grandi allenatori sono in grado di conviverci e, soprattutto, di amministrarla. E' ovvio che a Carpi ce n'è di meno, ma è più stimolante e produttivo (per una carriera di vertice) allenare qui, dove vincere in B ti può spalancare le porte al calcio che conta.

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