Non ha certo impressionato Ibrahima Mbaye durante le sue prime esperienze in rossoblù. Il terzino, infatti, è apparso titubante e non pienamente inserito negli schemi offensivi del Bologna, soprattutto a destra dove l’asse Ceccarelli-Zuculini sembra essere di un’altra categoria. Il calcio è spietato, in particolar modo a gennaio in cui i tifosi si aspettano da subito una dimostrazione di forza da parte dei neo arrivati. Pazienza poca e aspettative tante, sembrerebbe un colloquio di lavoro tra il giocatore e gli spalti sulla base della massima di Oscar Wilde “Non c’è una seconda occasione per fare una buona prima impressione”. Un po’ come quando siete al primo appuntamento con la ragazza dei vostri sogni: steccare, o fare brutta figura, è vietato. In realtà, però, nel soccer non sono i tifosi a fare le formazioni ma il mister, ed è per questo che ad Ibrahima Mbaye verranno concesse altre occasioni; magari anche solo a partita in corso. Inutile bocciarlo ora dopo un paio di partite negative, col rischio di privarci di un’alternativa importante per il finale di stagione. Occorre aspettarlo dal punto di vista mentale, anche perché – giusto sottolinearlo – Ibrahima è stato schierato nel momento più acuto di crisi di gioco da parte del Bologna. Non era facile inserirsi in una squadra priva di qualità e pericolosità offensiva, trovare i tempi giusti di inserimento in fase d’attacco con una mediana assente di fantasia e accelerazioni con un Zuculini in panca e un Buchel fuori forma. La mission era quasi impossibile. Anche Laribi, in casa, ha risentito di queste difficoltà, figuriamoci un terzino chiamato ad abbinare quasi alla perfezione due fasi di gioco.
Il problema dei nuovi acquisti è che non hanno mai tempo di esprimersi, se entrano e fanno subito la differenza vengono considerati fenomeni (col rischio di essere smentiti col passare del tempo), se invece debuttano balbettando l’etichetta con su scritto “brocchi” non la toglierà nessuno. A volte il tempo è galantuomo, altre invece no, ci sono occasioni in cui devi dare tutto subito altrimenti finisci nel dimenticatoio e altre in cui puoi godere di una seconda possibilità, perché dare giudizi netti al primo impatto può essere un esercizio frettoloso e pericoloso. Spero possa essere così anche per Mbaye, terzino su cui il Bologna e Corvino hanno investito non solo nel presente ma anche nel futuro. Perderlo significa compromettere l’efficacia (o il vincolo) dell’obbligo di riscatto a due milioni e mezzo in caso di Serie A. Insomma, è un giocatore su cui la nuova proprietà sta cercando di puntare per quello che sarà l’avvenire, ovvero un Bologna da A con giocatori giovani e di prospettiva e che possano sbocciare definitivamente con la maglia rossoblù. Ovvio, da qui alla Serie A può cambiare il mondo ed è probabile possa esserci un nuovo mister l’anno prossimo, ma Mbaye è comunque il terzino destro di riserva di Luca Ceccarelli e come tale ricoprirà un ruolo importante da qui alla fine del campionato. Giusto ora far giocare l’ex Cesena, il quale ha dimostrato più affidabilità e meno paura, ma non posso pensare che Ibrahima sia quello visto fino adesso. Diamogli tempo, togliamo un po’ di pressione dalle sue spalle e attendiamo speranzosi una sua reazione.
Chiudo invece questo Spunto odierno spendendo due parole su Stefano Pioli. Facile, troppo, etichettarlo come sopravvalutato una volta che Guaraldi lo ha privato di ogni minima qualità di quella rosa che portò ai 51 punti, e facile criticarlo con una squadra spaccata e povera tecnicamente ormai ben indirizzata verso la retrocessione. Molto più difficile, ma forse lungimirante, pensare che l’annata scorsa forse il frutto di una depauperazione incredibile, di un caos latente con uno spogliatoio disunito e di una situazione irreparabile perché ormai partita per la tangente. Complicatissimo anche solo ipotizzare una rinascita immediata di Stefano Pioli in una società più solida, con un minimo di progettazione e con elementi tecnici meglio assortiti. Ammettere la bravura di Pioli sarebbe equivalso a smentire le proprie teorie e anche ora, nonostante un terzo posto, per alcuni diventa difficile. Invece il mister si è preso la rivincita, paradossalmente in una piazza dove la pressione può essere molto più alta rispetto a Bologna. Certo, qualche errore Pioli lo ha commesso in rossoblù, ma la delegittimazione partita a mezzo stampa fin dall’estate ha creato certi malumori che, col passare del tempo, sono diventati insanabili. Se pensiamo poi al comportamento di alcuni giocatori durante quell’inverno burrascoso…Meglio non pensarci. Lo stesso si può dire sulla scelta del sostituto, chiamato forse più per altri aspetti che non quelli strettamente tecnici. Eravamo di fronte ad un Bologna diverso, con consulenti, dirigenti in contrapposizione e giocatori in guerra col tecnico. Parliamoci chiaro: quel Bologna non lo avrebbe salvato nemmeno Murri.
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