Ce ne faremo una ragione se Sebastian Giovinco ha deciso di "sposare" il progetto Toronto, andando a percepire la bellezza di 10 milioni di dollari all'anno per cinque anni. Di fronte a questa concorrenza non si può fare nulla, e avrei dato del matto a Saputo se avesse deciso di sborsare così tanto per un giocatore come la formica atomica. Il talento c'è, ma non vale certo una cifra simile. Puro, semplice e lapalissiano. Giovinco andrà a prendere molto di più rispetto a quanto percepisce il suo compagno Tevez alla Juve e addirittura supererà lo stipendio di Robben, due giocatori ben più decisivi ed incisivi rispetto all'ex Parma. L'agente del giocatore parla di progetto affascinante, una MLS pronta a fare il grande salto nel calcio che conta non solo con giocatori a fine carriera. Sarà così, ma sarei pronto a scommettere parecchio sul fatto che Giovinco cinque anni in Canada non li farà, al massimo uno o due prima di tornare in Italia da trentenne, da giocatore sul finire di carriera nonostante la perenne faccia da ragazzino. Diciamolo: c'è il rischio che ricalchi le orme di Diamanti, con la scelta di vita banalmente in antitesi con gli stimoli che certi campionati minori non sono in grado di offrire. Anche perché diventa facile fare due più due, ovvero sommare un Toronto super competitivo con Giovinco, dimenticandosi però che non è mai un solo giocatore a far trionfare una squadra, bensì tutto l'insieme. Per cui, se Toronto è Giovinco-dipendente diventa dura, perché servono altri dieci che la palla la sappiamo passare. Vedremo.
C'è poi un altro aspetto da commentare e sottolineare. Anche in questo caso mettere in fila i mattoncini può essere semplice ma anche tremendamente sbagliato. E' partita la teoria del "Saputo tutti sti soldi non li ha se il patron dei Toronto gli ha scippato Giovinco". Bene, ma non benissimo, primo perché Saputo governa una società piena zeppa di debiti ed è meglio risanarla prima di gettarsi a capo fitto su operazioni "monstre", secondo perché il primo a criticare Saputo per un'operazione del genere sarebbe stato il sottoscritto. Per il Bologna, dieci milioni di dollari (circa 7 milioni di euro) per un giocatore sì bravo ma non un campione, sarebbero stati, oltreché folli, deleteri. Sono scelte che vanno a incidere sul tuo bilancio in maniera devastante e non escludo che a Toronto sia stata fatta questa operazione consapevoli che la formica atomica uscirà dal contratto ben prima della sua scadenza. Bene fa la nuova dirigenza a non offrire ponti d'oro a chi deve farsi convincere dal rilancio del Bologna sulla base dell'aspetto economico, perché Corvino è uomo di calcio esperto e sa benissimo quale può essere la cifra di ingaggio da poter offrire ad un potenziale acquisto. Perché dunque passare sempre all'incasso? Sono professionisti mi verrà risposto, ma è anche vero che non è sempre possibile decidere in autonomia sulla cifre. Dieci milioni di dollari sono spropositati ed è corretto che il Bologna non arrivi a tanto.
C'è, per chiudere, Mbaye. Il terzino di colore viene definito dal suo procuratore il miglior giovane della Serie A 2013/2014, culminata, però, con una retrocessione a Livorno. Non se l'è sentita di scendere di categoria nonostante gli sforzi fatti dal Bologna, il tutto per trasferirsi probabilmente a Cesena, altra formazione che ha grosse chance di portare Mbaye alla seconda retrocessione consecutiva. Ora, le cause qui sono due. La prima: forse l'ambiente calciomercato è miope e non riesce a percepire come a Bologna (per capitali e competenze) ci sia davvero un'opportunità incredibile di far parte concretamente del piano di rilancio di una società con alle spalle sette scudetti, un blasone che tante società di A si sognano e un pubblico caldo e appassionato come nessuno in Italia. La seconda (più dietrologica): il Bologna ai piani alti ha sempre dato fastidio, non potendo privare Saputo della possibilità di investire, si fa muro per evitare che gli obiettivi di Corvino possano davvero accasarsi a Bologna. Una specie di ammutinamento. Su questo aspetto però la considerazione da fare è chiara: Corvino ha trovato in un amen l'accordo con diverse società di prestigio per il trasferimento di alcuni giocatori importanti, i quali poi hanno rifiutato. L'ostacolo non sembra dunque posto dalle società mai dai singoli atleti e, di conseguenza, dai rispettivi procuratori. Sembrerò Marzullo, ma è necessario farsi delle domande e darsi delle risposte. Per il resto, va benissimo rifiutare Bologna e andare altrove per motivi economici, almeno si ponga fine alla stucchevole manfrina dell' "abbiamo sposato un progetto". No, si sposa altro, nella fattispecie (forse) il conto in banca.
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