Finisce come nelle peggiori delle sceneggiature la vicenda Parma Calcio. Il neo presidente Manenti è stato arrestato ieri per riciclaggio di denaro; evidentemente i bonifici hanno trovato traffico sulla Salerno-Reggio Calabria, visto che pare esserci di mezzo pure la 'Ndrangheta. Fine dei giochi, fine delle prese in giro di un personaggio che ha tenuto sotto scacco non solo un club glorioso e una tifoseria inferocita, ma anche tutto il palazzo del calcio che, colpevolmente, si è ritrovato tra le mani una bomba senza sicura. Sul web, dopo la conferenza stampa di presentazione, sono circolate foto che ritraevano il ragioner Ugo Fantozzi e il fidato Filini in una scena di un film che tanto somigliava, anche per abbigliamento, alle foto di rito di Manenti e Alborghetti. Alla fine anche un ragioniere sarebbe potuto andare bene, peccato che qui si parli di violazione delle leggi e, se accuse confermate, delinquenti. Per fortuna Alborghetti ha deciso poi di lasciare perdere questa spigolosa avventura. In tutto ciò, con una società indebitata da tempo, il calcio cosa ha prodotto? Un aiuto da 5 milioni di euro per dare una parvenza di regolarità al campionato. E invece tutto va a farsi benedire alla vigilia dell'udienza fallimentare, in cui Manenti avrebbe dovuto presentare il suo piano di rilancio e convincere i giudici a dargli fiducia evitando il commissariamento e l'esercizio provvisorio. Chissà se domani si sarebbe presentato con la documentazione relativa ai suoi hacker e al suo giro fittizio di carte di credito clonate. Sì, i denari sarebbero dovuti arrivare in questa maniera e tutta la trafila di Manenti "i soldi ci sono, tempi tecnici" oppure "mi stanno mettendo i bastoni tra le ruote" in realtà si trattava di melina in attesa che gli hacker e i riciclatori gli mettessero a disposizione 4.5 milioni di euro per pagare gli stipendi. Altro che Raiffesen Bank…
Così, mentre i poteri forti chiudevano un occhio sui bilanci del Parma (modificando anche le regole imbrigliando la Covisoc) nel calcio prendeva piega la puffarolaggine acuta di cui anche qui abbiamo avuto esempio. La differenza sta nel fatto che il Bologna e i bolognesi sono usciti dal pantano con le proprie forze e senza che nessuno esprimesse particolare solidarietà o concedesse un prestito. Col Parma, invece, hanno cercato di fare di tutto per aiutare un personaggio fumettistico, privo di ogni credibilità e totalmente grottesco nel rilasciare interviste giornaliere piene zeppe delle solite parole al vento: tutto fumo e niente arrosto. Anzi, qualcosa sotto c'era eccome: il riciclaggio.
Un mese fa sono stato a Parma, ho potuto constatare con mano l'assoluta sfiducia che ha sempre regnato attorno a Manenti ma anche, col senno di poi è più facile, verso la vecchia gestione Ghirardi. Sì, perchè Manenti è la punta dell'iceberg ma sotto il pelo dell'acqua c'è sempre stato tanto fango. Nato, e in gran parte creato, probabilmente dalla vecchia proprietà. Inutile riprendere le parole di Melli a Sky, oppure riportarvi ancora una volta quelle rilasciate a me dal sindaco Pizzarotti a dai colleghi di Stadiotardini; unici a gettare uno sguardo critico verso la precedente gestione. Ma un Parma che vinceva e convinceva non poteva essere fermato e così anche il presidente Tavecchio (allora alla Lega Dilettanti) decise di premiare con il premio "Le ali della vittoria" Ghirardi per la sua lungimiranza societaria. Motivazioni? "Sa coniugare dinamismo e razionalità per una gestione virtuosa del club". Le ultime parole famose...Poi mi guardo attorno, vedo Ferrero (che pare stia usando i danari di Garrone) e vedo il nuovo presidente del Varese Cassarà (radiato dall'albo degli avvocati) e capisco che in Italia non cambierà mai nulla.
In tutto ciò, perché tanto conta solo l'aspetto sportivo, c'è una categoria di persone a cui non pensa nessuno. Sono i dipendenti del Parma, quelli da mille euro al mese che non percepiscono lo stipendio 300 giorni e che ora probabilmente dovranno rassegnarsi a perdere il lavoro. Sono loro gli eroi vituperati da questi sciacalli del calcio moderno, sono loro su cui bisognerebbe porre la lente di ingrandimento e non i calciatori professionisti che in un modo o nell'altro al trenta del mese ci arriveranno. Invece succede il contrario, tutti a intervistare Lucarelli, il quale giustamente rivendica i suoi diritti, ma che non si troverà sul lastrico domani o dopo domani, tutti assiepati e preoccupati per il futuro del campionato senza considerare quello che non avranno i dipendenti del Parma. Questa non dovrebbe essere solo una tragedia sportiva ma soprattutto umana. Peccato che non faccia notizia.
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