Per il Bologna partite facili non ce ne sono: a Verona un punto non sarebbe da buttare

Si legge e si sente spesso a Bologna una frase: a Verona bisogna vincere. Sì, in un mondo normale, peccato che il Bologna spesso è soggetto alla Legge di Murphy: se qualcosa può andare storto stai tranquillo che succederà.

Partite facili per la squadra di Donadoni non ce ne sono e col Crotone abbiamo avuto l'ennesima prova. Insomma, la squadra ha perso contro squadre più forti ma anche contro formazioni più deboli e dopo 4 k.o. in fila la prima cosa da arrestare è l'emorragia. Il che significa non perdere. Se non altro per una semplice questione di classifica essendo la terzultima, il Genoa, salita a 9 punti. E se si perde a Verona anche gli scaligeri accorceranno a 5 le lunghezze di distanza dal Bologna. In sintesi, sulla carta il Bologna è più forte, esattamente come contro il Crotone, ma ormai di partite scontate non ce ne sono e sentenziare che al Bentegodi è necessario vincere significa, forse, aver perso il contatto con la realtà dell'ultimo mese. Il Bologna è in convalescenza, serve prima abbassare la febbre e poi vedere cosa accadrà in futuro. Altro aspetto, perdere a Verona significherebbe non solo inguaiarsi in classifica ma anche passare una settimana di inferno in vista dell'anticipo con la Samp che oggi ha steso la Juve. Quindi sì, servirebbe vincere ma ancora di più non perdere. O meglio, sarebbe deleterio uscire con le ossa rotte dal Bentegodi cercando di vincere a tutti i costi senza ragionare sulle possibili conseguenze di una catastrofe. Perché il Bologna non ha la solidità mentale per vincere una partita attaccando, anzi, la squadra ha il letale difetto di prendere gol sia quando fa la partita sia quando difende, e se ci mettiamo il fatto che è incapace di gestire un risultato si capisce esattamente il motivo per cui è futile chiedere obbligatoriamente una vittoria.

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Il vero aspetto deludente è però a monte, cioè essersi messi in questa condizione. Dopo 14 punti in 8 partite la squadra è andata a Bergamo a fare muro quando invece aveva la possibilità di cercare il colpaccio (loro stanchi e senza Gomez) giocando a mente libera non avendo nessun tipo di preoccupazione. Invece, una sconfitta maturata in maniera molto simile a tante dell'ultimo anno e mezzo ha fatto tornare la mentalità della squadra indietro di mesi, aspetto che poi si è visto nel primo tempo con la Lazio e in qualche frangente contro la Roma. Non è stato il calendario a mettere i bastoni tra le ruote al cammino (era difficile anche in avvio quando sono stati fatti i 14 punti) ma il Bologna stesso. A Bergamo, invece che uno a zero senza tirare in porta, si poteva davvero cercare di essere spregiudicati e cercare qualcosa di diverso: anche una sconfitta 2-1 o 3-2 giocata con coraggio avrebbe prodotto meno effetti negativi sulla mente della squadra. Effetti che probabilmente si sono trascinati fino al Crotone perché al primo momento di difficoltà il Bologna è uscito dal campo. Ecco perché domani sera firmo per il pari, per arginare una emorragia che inizia a diventare grave e che può diventare gravissima. Per colpa nostra, sia chiaro...

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