Chiunque (tra tecnici ed ex calciatori) venga intervistato su questa Serie B e su questo Bologna, pronuncia la solita frase: "Il Bologna salirà sicuramente in A, la rosa è superiore a tutte le altre". Sì, in linea di massima sono d'accordo e col senno di prima (passatemi la frase) il Bologna non dovrebbe fermarlo nemmeno un tir in corsa, anche perché in questa Serie B - tolto il Carpi - al massimo si incontrano dei furgoncini. Il problema è che sul campo non ci va la carta, così come non ci vanno i pronostici, bensì ventidue uomini e la terna arbitrale. Può accadere di tutto, una giornata storta, una papera del portiere o un errore arbitrale (domenica arbitra Nasca, ricordarsi Avellino), senza dimenticare i colpi di fortuna, che spesso determinano più dei valori tecnici. Insomma, nulla è certo. Guardando la griglia di partenza estiva, quelle che tutti si divertono a fare ma che difficilmente (tolta la Serie A in cui è facile pronosticare Juve) ci azzeccano, si nota come le favorite di questa B erano sostanzialmente tre (e non c'erano né Bologna né Carpi): Catania, Livorno e Bari. Tra le outsider c'era addirittura il Latina reduce dalla finale playoff della stagione precedente. In sintesi, il Catania era considerato alla stregua di una Mercedes dominante in Formula 1, il Bologna una Ferrari che parte sempre e comunque dalle seconde o terze file e il Carpi poteva essere paragonato ad una Sauber qualsiasi. In realtà cosa è successo? Che la Sauber si è presa la testa del Mondiale e alla Mercedes si sono rotti i motori, forate le gomme e licenziati i piloti.

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La B è un campionato a sé, in cui difficilmente tutto fila via liscio e lineare senza sussulti o sorprese, c'è chi parte forte per conquistarsi la salvezza, chi invece deve partire con calma per andare a mille in primavera quando si decide il campionato, e chi naviga costantemente a metà classifica alla ricerca di una comparsata nei playoff. In più, con playoff e playout, è difficile trovare squadre disposte al biscotto o alla prelibatezza benevola nel finale di stagione, perché si incontrerà quasi sempre qualcuno in lotta per un obiettivo. Ecco dunque perché è necessaria la massima concentrazione sempre, in ogni circostanza e su ogni maledetto campo di periferia. Ecco, di questo si parla di rado ma il Bologna si è trovato spesso a giocare sui cosiddetti campi di patate che di certo favoriscono le squadre più deboli, e il fatto che i rossoblù in trasferta non stecchino mai può risultare - per certi versi - sorprendente. In casa, su un manto erboso di qualità, il Bologna si esprime peggio. Chissà che alla fine non conti di più la mentalità piuttosto che la qualità in un campionato povero tecnicamente come pochi ma in cui la truppa rossoblù non è ancora riuscita a spiccare. Per una squadra proveniente dalla A, tarare il proprio atteggiamento mentale su un campionato totalmente diverso risulta complicato, faticoso e laborioso.

Occorre dunque attuare quel click mentale che porti il Bologna a diventare, per davvero - in casa e fuori - una squadra vincente, quella formazione da temere e che fa paura quando te la trovi di fronte. Far capire a tutti che il Dall'Ara non può essere terreno di caccia ma fortino inespugnabile in cui uscire a testa alta può essere considerata una vittoria. Ultimamente non è stato così e per questo motivo è urgente invertire il trend e rendere la trasferta a Bologna un incubo come lo è per noi giocare in campi desolati come quelli di Crotone o Avellino. Tocca ora al Bologna dimostrare che i pronostici sulla carta saranno rispettati, perché di sorpresa ne abbiamo avuta una con il Carpi e non vogliamo di certo essere la seconda (più clamorosa) ciccando la promozione diretta. Che smacco il Carpi in A e noi ai playoff... mi piacerebbe che, per una volta, tutto filasse via liscio e regolare.

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