Nell’ultimo periodo si è scatenata la guerra di opinioni sull’operato del mister uruguaiano Diego Lopez. I soli due punti racimolati nelle ultime quattro partite stanno incrinando la fiducia nei confronti dell’allenatore, accusato di cambi non all’altezza e di non essere in grado di gestire il vantaggio. In attesa di ulteriori riscontri, proviamo a lanciarci in un’analisi il più razionale possibile. Partendo dal ritiro di Sestola, Lopez si è ritrovato a dover plasmare una squadra dal nulla, con alcuni giocatori fuori condizione e partendo da uno schema non suo, ovvero il 4-3-3 disegnato su Zdenek Zeman. Il frutto del lavoro quotidiano lo si è visto con il cambio di modulo e quei 7 risultati utili consecutivi che avevano proiettato il Bologna al primo posto. Inoltre, la condizione fisica della squadra è cresciuta dopo un avvio difficile, sia dal punto psicologico che tecnico. Tra i punti a favore del mister anche quello di aver prodotto vittorie con rotazioni cortissime e in partite in totale emergenza come successo a Latina. Rimango della mia idea: quando si vince i meriti sono anche del mister.

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Poi le ultime due settimane. La sconfitta inopinata di Livorno ha aperto squarci nella fiducia della truppa che si è vista rimontare nel finale anche per via di un’uscita avventata di Stojanovic. Qualcosa si è incrinato, dal punto di vista mentale quel tre a due ha posto qualche dubbio nella mente dei giocatori, si è capito che anche in B non si può sbagliare e il punto di forza di quei sette risultati utili (la difesa) è venuto meno. E’ mancata anche la lucidità negli ultimi minuti, quella che le grandi squadre devono avere per vincere i campionati. E noi siamo chiamati a questo. Non c’è più la strategia del tenerne dietro tre ma venti o ventuno. In questo l’allenatore dalla panchina fa fatica ad incidere, la concentrazione la puoi chiedere ma sta ai giocatori metterla in pratica e nelle menti altrui è difficile intervenire soprattutto nei concitati minuti finali. Si può avere un intervento più diretto con le sostituzioni e, sinceramente, nelle ultime tre-quattro partite Lopez non mi è parso irreprensibile. Un po’ di sfortuna e poco cinismo sotto porta hanno fatto il resto. Ora, la domanda che tutti si fanno e a cui tutti pensano di aver dato una risposta è questa: l’allenatore è da esonero? Al momento no, assolutamente. Sono contrario ad una uscita di scena ora del mister, soprattutto dopo una partita per larghi tratti dominata come quella di sabato. Certo, due punti in quattro partite sono pochi e se domenica dovesse arrivare una sconfitta, allora Lopez rischierebbe sul serio, ma in attesa di quel match il mister ha svolto il suo compito: tenere in lotta nei quartieri alti il Bologna. Sinceramente, vorrei lasciarlo lavorare in pace, tirando magari le somme dopo domenica. Il Bologna, così fatto, non è da promozione diretta e lo abbiamo sottolineato fin dall’inizio e a controprova di questo c’è la posizione in classifica che più o meno rispecchia le sensazioni che noi tutti avevamo ad agosto. Di sicuro qualche punto lo abbiamo perso per strada ma alla fine della fiera tra regali nostri e vittorie guadagnate immeritatamente, al termine del campionato avremo una compensazione. Se non succederà rimpiangeremo i sei buttati nelle ultime quattro.

In questo scenario complicato, le uniche critiche che ho mosso al mister sono relative all’utilizzo di un paio di giocatori decisamente fuori sincrono con il resto della squadra. Abbiamo già avuto almeno tre indizi che farebbero propendere chiunque ad un ravvedimento, ecco allora che se Lopez continuerà a perseverare nelle scelte contribuirà a favorire il fuori uscire di critiche feroci verso il suo operato, soprattutto se i risultati non arriveranno. La rosa è corta, su questo non ci sono dubbi, ma se la si usa anche in modo errato, ecco che a volte ci si macchia di un certo tafazzismo che da queste parti non manca mai. Si può anche perdere o pareggiare al novantesimo, ma preferirei non vedere - come l’ha definita qualcuno - l’indolente evanescenza di Troianiello e l’incedere incerto di Abero. Non sono favorevole all’esonero di Lopez ma qualcosa su cui registrare il tiro c’è. Altrimenti non saremmo quinti in classifica e a recriminare su una miriade di partite buttate in zona Cesarini. Tifo per Lopez, perché il suo lavoro silenzioso mi piace di più rispetto a chi sbraita davanti ai giornalisti rendendosi più protagonista per i media che nel lavoro quotidiano. Detto ciò, non credo di essere un pazzo furioso se chiedo di dare spazio a due giovani come Pasi e Masina che peggio di Abero e Troianiello non fanno. Con massimo rispetto per tutti, certi aspetti sembrano lapalissianamente oggettivi.

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