Regolamento e falli di mano: altro che norme certe

Fa ancora discutere il tocco di mano di De Ligt, ma il regolamento lascia spazio alla discrezionalità dell’arbitro

di Franco Cervellati

Credo che nel marasma di giudizi, interessati ed indipendenti, che si è scatenato dopo l’ennesimo caso da VAR interpretato a favore del più forte contro il più debole ieri a Torino, ci stia anche il mio sommesso parere, che in sostanza è questo dopo avere letto e riletto il nuovo regolamento della FIGC sottoscritto dall’AIA: la norma lascia ancora molta discrezionalità al direttore di gara, che se poi non va nemmeno a rivedersi l’episodio allo schermo può veramente fare il bello e il cattivo tempo. Infatti la regola 12 a proposito dei falli di mano ha una premessa sostanziale: recita infatti “di solito…ecc. ecc.” Il che vuole dire in sostanza tutto e niente. Riporto la regola:

“È di solito un’infrazione se un calciatore:
• tocca il pallone con le mani / braccia quando:
– queste sono posizionate in modo innaturale aumentando lo spazio occupato dal corpo;
– queste sono al di sopra dell’altezza delle sue spalle (a meno che il calciatore non giochi intenzionalmente il pallone che poi tocca le mani / braccia)”.


E poco più sotto:

“Ad eccezione delle suddette infrazioni, di solito non è un’infrazione se il pallone tocca le mani / braccia del calciatore:
– se proviene direttamente dalla testa o dal corpo (compresi i piedi) del calciatore stesso”.

Vado a tradurre secondo la mia interpretazione: nel primo comma si parla di intenzione del giocatore nel giocare la palla solo riguardo alla posizione delle braccia sopra le spalle (infatti la precisazione non compare parlando della posizione innaturale, come nel caso di De Ligt); nel secondo comma si parla di provenienza diretta dal corpo alla mano/braccio, ma è evidente che il braccio di De Ligt ha colpito il pallone dopo che è rimbalzato sul campo, quindi a mio avviso non si può parlare di provenienza diretta.
Detto tutto questo non mi sento di imputare ad Irrati altro se non l’avere dovuto fare i conti, in una decisione così delicata, con il classico, storico, umano, inevitabile timore (forse terrore) di assegnare un calcio di rigore decisivo al 93′ contro la Juventus nel suo stadio. Il regolamento, tutto sommato, lo ha assistito.

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