di Andrea Trezza
VIDEO - Kimi Antonelli festeggia in centro la vittoria del Bologna!
Il Var serve?
Per questo porto avanti la mia lotta contro il Var (pur consapevole che non si tornerà indietro, aggiungo purtroppo): ho sempre sostenuto che sia uno strumento che aumenta la disparità tra decisioni giuste e decisioni sbagliate, e continuo a pensarlo. Perché il Var interviene su un calcio di rigore e non su un calcio di punizione dal limite? Perché il Var interviene sulle espulsioni dirette e non sulle espulsioni derivanti da doppia ammonizione? Chi stabilisce cosa sia più o meno decisivo ai fini del risultato finale o della segnatura di un gol?
Anche per questo c'è chi sostiene che il Var a chiamata possa essere un giusto compromesso. Ma siamo proprio sicuri? Andatevi a vedere la rete convalidata ieri al Pineto in Serie C contro il Forlì nonostante la chiamata dell'FVS (richiesta di moviola in campo per intenderci). Una decisione folle di mancato fuorigioco attivo che ho visto in diretta e che mi ha fatto riflettere su un'altra cosa: la mediocrità dell'attuale classe arbitrale italiana. Perché il Var commette un sacco di errori, è sotto gli occhi di tutti, ma quanti ne commettono gli arbitri? Quante decisioni non corrette prendono in campo? È impossibile ormai quantificarle, ogni giornata di campionato sono sempre di più. E anche quando il Var correttamente richiama gli arbitri al monitor, spesso questi ultimi riescono comunque a sbagliare o a decidere in modo approssimativo. Altro esempio: in Samp-Frosinone è stato revocato un calcio di rigore inizialmente assegnato per un tocco di mano di un giocatore in scivolata; non mi ha fatto riflettere la decisione in sè, ma il fatto che questa sia stata presa dall'arbitro dopo aver rivisto al monitor un fermo immagine, una foto insomma, e mai l'azione in dinamica.
© RIPRODUZIONE RISERVATA