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Bologna e Fiorentina per salvare l’Italia. Gravina: il disastro è completo

Manuel Minguzzi
Manuel Minguzzi Caporedattore 

Già dopo l'uscita al mondiale 2014, pure all'epoca venne considerato il punto più basso dopo l'eliminazione del 2010 ai gironi, si parlava di rifondare il calcio, di una ricostruzione da basso, come spesso accade quando c'è da risollevare le sorti di un paese. Si ricostruisce dalle macerie, facendosi forza e affidando alle menti più acute e illuminate la via. Quelle menti che negli ultimi venti anni sono mancate e di cui Gravina è discendente e principale responsabile, se neanche all'ennesima disfatta ha avuto il coraggio di dimettersi. Anzi, nella sua strenua e inopinata difesa è pure riuscito ad attaccare gli altri sport, quelli che oggi producono eccellenze, grazie a lavoro e sacrificio e, occorre spiegarlo al presidente, con molti meno soldi rispetto al calcio. Gravina li ha definiti dilettanti, sfregiando 40 medaglie olimpiche estive e 30 medaglie olimpiche invernali, infilando il calcio dentro a un cunicolo inestricabile, stretto all'angolo e inviso a tutti. Caro presidente, dovrebbe farsi da parte e favorire vere riforme, che non solo tanto quelle dei campionati ma quelle dei settori giovanili, dove gli allenatori devono tornare formatori di tecnica prima che di tattica.