Il mondo è cambiato ed è cambiata anche l'Italia, che ora crea campioni in tutti gli sport dove era in difficoltà, ma non li produce nella sua disciplina architrave, che muove risorse ingenti e le spreca, nel suo circo mediatico seguito da milioni di persone nonostante tutto. Così, mentre si grida allo scandalo della pirateria che uccide il calcio, dimenticandosi di quanti abbonamenti sia necessario fare per gli utenti e a che costi, la nazionale deflagra nella sua crisi più acuta, addirittura peggiore di quelle 2017 e 2022. La prima volta uscimmo contro una Svezia decente, la seconda non ci qualificammo anche a causa di un errore dal dischetto di Jorginho, mentre a Zenica è andato in scena lo spettacolo horror di una squadra che ha chiuso con Frattesi a centrocampo, senza attaccanti e senza rigoristi credibili (Tonali a parte). E pensare che una volta Baggio e Del Piero dovevano contendersi il posto da numero dieci e come centravanti avevamo fior fiore di campioni. Per dire, oggi anche un Alino Diamanti, lo ricordiamo decisivo con un rigore all'Inghilterra a Euro 2012, darebbe due piste a tutti.
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