La partita di Vicenza non ha regalato grosse emozioni, e forse non è il caso di lamentarsi. Dopo un primo tempo dominato, con tre occasioni nitide sciupate, nella ripresa il Bologna ha vivacchiato limitandosi a contenere gli attacchi di un’avversaria che doveva farsi perdonare quarantacinque minuti pressoché abulici. E i rossoblù l’hanno limitata, poiché di pericoli veri Coppola non ne ha corsi, senza poter contare sul cinquanta percento della difesa titolare. Penso sia questo il dato principale da sottolineare, dal momento che quaranta giorni fa la retroguardia spaventava più della posseduta Linda Blair e si aspettava con impazienza l’arrivo dell’Esorcista Maietta. Ieri Ferrari non ha fatto rimpiangere l’ex Verona e, fermo restando che Mimmo è sempre meglio averlo, l’esordio del ragazzo cresciuto nelle giovanili del Bologna non può che essere visto come un elemento decisamente positivo. Anche per lui stesso, ancora visibilmente emozionato nel dopo partita: una prestazione sufficiente, pur avendo di fronte l’attuale pericolo numero uno della Serie B che risponde al nome di Antonino Ragusa.

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L’attacco non ha brillato, come non aveva brillato in casa col Crotone. Laribi, nonostante la rete sfiorata, non ha fornito la solita dose di brillantezza cui ci eravamo abituati, così come Cacia e Acquafresca si sono visti solo in poche occasioni. Occasioni che, però, avrebbero potuto essere decisive, soprattutto quelle due capitate all’ex Cagliari nel giro di cinque secondi. La leggenda narra che l’importante sia che le chance gli attaccanti le abbiano, e che se non entrano in rete oggi entreranno domani. Prendiamola per buona. Sicuramente dopo una stagione passata a maledire qualunque santo presente sul calendario (e talvolta anche quelli assenti) per le prestazioni obbrobriose delle nostre punte, gridare a un problema dell’attacco credo sia esagerato. Serve tempo alle due punte per trovare l’amalgama, e non è detto che riescano mai a trovarla, tuttavia se nel frattempo il Bologna continua a fare punti va bene uguale.

La notizia di giornata, però, sappiamo bene non essere arrivata dal campo bensì dalla tribuna. C’era tutto il gotha societario al Menti, da Morandi a Zanetti passando per il commissariato Guaraldi. E il patron Segafredo ha parlato, buttando fuori parole che più che liquide come caffè sono state solide come pietre. “Con Saputo non ci parlo”, così ha detto, chiudendo la porta al miliardario canadese e a tutto quello che comporta. Sogno americano infranto e Zanetti che di fatto ha parlato da nuovo presidente (anche se ancora non ha messo un euro: lo si diceva degli americani, diciamolo anche per lui dai). Ha parlato ancora di amore per il Bologna, afferma di essere intervenuto solo per questo, e a me può anche stare bene (…).

Però.

Però allora adesso si assuma le responsabilità che il suo intervento amorevole comporta. Perché tagliare fuori Saputo ha voluto dire tagliare le gambe a una possibilità di crescita potenzialmente eccezionale, con progetti onirici sostenuti però dalla mole finanziaria di chi li pronunciava. Tocca a lui sostituirli, perché se è vero che si è mosso solamente per l’amore che nutre verso il Bologna, significa che deve avere almeno dei progetti pari a quelli americani: no jokes. Quindi ci spieghi per bene quali siano i suoi progetti, ci spieghi se il suo si tratta solo di un’alimentazione col sondino a un malato morente oppure se in forno ci sono pietanze molto più sostanziose. Ci spieghi, quindi, quali prospettive ha ora il Bologna con Zanetti presidente. Ma lo faccia sempre con amore, sia chiaro.

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