Bastava un Winner Taco per interrompere un digiuno di vittorie che durava dallo scorso 23 marzo, giorno dell’ultimo successo in Serie A di un Bologna destinato di lì ad un paio di mesi alla retrocessione. Banale, scontato, forse fuori luogo il parallelismo tra le vicende societarie di quest’ultima settimana e il 3-2 con il quale un Bologna bello a metà ha espugnato l’Adriatico di Pescara.
Sarà un caso, ma per la prima volta si è visto un Bologna cattivo e pimpante al tempo stesso, almeno nel primo tempo. Certo, una grossa mano ce l’hanno data i nostri avversari, andati letteralmente nel pallone dopo essere stati colpiti (e affondati) dal missile che Buchel – acquisto azzeccatissimo dell’ultim’ora – ha scagliato alle spalle di un immobile Fiorillo poco prima della mezzora; ma che l’undici schierato da Lopez – la scelta di virare sul 4-3-1-2 si è rivelata vincente – avesse iniziato la partita con un piglio diverso rispetto a domenica scorsa lo si era capito subito, nonostante un paio di disattenzioni in fase di disimpegno ci avessero fatto prendere un po’ di spavento.
Laribi dietro alle punte è un altro giocatore rispetto a quello visto muoversi in una posizione, quella di ala, che non è la sua, mentre Cacia e Acquafresca hanno dimostrato – eccome! – di poter giocare insieme. È stato l’episodio del gol, comunque, a svoltare una partita fino a quel momento in equilibrio. Ci hanno poi pensato i due centrali del Delfino, Cosic e Salamon, a confezionare un regalo più che mai gradito per i rossoblù, regalo che un redivivo Acquafresca – sì, avete capito bene, Acquafresca! – ha accettato ben volentieri. Altro digiuno (ben più lungo di quello di cui abbiamo parlato all’inizio) interrotto e altro indizio che questo Winner Taco, chissà come, un peso lo dovrà pur avere. Il primo gol in rossoblù di Casarini ha completato una stordente abbuffata che sembrava aver chiuso definitavamente la partita.
Sembrava, perché nella ripresa sono venuti fuori i tanti limiti che questa squadra ancora ha. Le incertezze di Coppola (di gran lunga il peggiore in campo), le sbandate di Maietta, l’ingiustificato assenteismo di Matuzalem e (forse) la mancanza di abitudine alla vittoria hanno rimesso in partita un Pescara morto e sepolto, che non ha trovato il pareggio solo grazie ad un miracoloso intervento di Ceccarelli sulla linea di porta, e alla brillantezza del subentrato Stojanovic e di un Paez che in fase difensiva è stato praticamente impeccabile (gol di Salamon a parte). Le difficoltà della ripresa, in prospettiva futura, potrebbero non essere un male, anzi: il rischio di un Bologna bipolare, che passasse d’un colpo dalla depressione post-Entella all’euforica esaltazione che un risultato rotondo avrebbe prodotto, sarebbe stato concreto e deleterio. Come ci ricorda – quasi alla noia – mister Lopez, questo Bologna ha bisogno di lavorare, lavorare e lavorare ancora per poter ambire a un campionato di vertice ed è un bene che squadra e ambiente abbiano avuto un prezioso promemoria nel corso di un secondo tempo più che mai sofferto.
La vittoria di Pescara è prima di tutto una vittoria del gruppo, che questa sera ha dimostrato di essere più unito che mai, nonostante (o forse anche grazie alle) difficoltà evidenziate nelle prime uscite. La cannonata di Buchel potrebbe rappresentare la svolta, almeno sul campo, della stagione rossoblù; ma l’altra sterzata, ancor più netta e decisa se possibile, dovrà necessariamente arrivare dai vertici societari. Chissà che il risultato di stasera non possa in qualche modo influenzare le scelte di chi il Bologna adesso ce lo ha in mano e di chi ambisce a rilevarlo. Come è difficile dirlo, almeno fino a lunedì, giorno della partita più importante degli ultimi tempi.
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