Finalmente ci siamo. Dopo tanta attesa, dopo paure, tensioni, conti alla rovescia e momenti di panico a un passo dallo sfociare nel puro terrore, è arrivato quel momento.
Domani inizia il mercato.
Sì, tifoso bolognese, forse te ne eri colpevolmente dimenticato ma io sono qui apposta per ricordartelo. Lo so, nonostante sia un maledetto lunedì mattina, ora sei contento. Anche io lo sono, talmente tanto che adesso vorrei un bicchiere di quel Dom Perignon che hai appena aperto per festeggiare: alla nostra, fratello. Perché sono anni che il mercato è il periodo più felice e ricco di gioie per noi che seguiamo le sorti del Bologna. Ogni giorno è un’attesa spasmodica, durante la quale leggiamo nomi su nomi, spulciamo carta e web, tra smentite e conferme, con la speranza di vedere arrivare il nostro beniamino. E con la consapevolezza che, se non sarà lui ad arrivare, il suo sostituto sarà sicuramente più forte. Finché poi, mentre sei lì che refreshi continuamente il sito ufficiale del BFC, all’improvviso compare l’ufficialità. Sì, è nostro. E allora chiami, telefoni, wazzuppi, tagghi e se non basta corri. Corri dal tuo amico, lo abbracci e dici: “L’abbiamo preso!”. E lui ti risponde: “Chi?”. Tu glielo dici, lui sgrana gli occhi e poi salta tre metri sopra il cielo per la gioia. Così per due mesi, due mesi entusiasmanti.
Come dite? Non vi tornano i conti? Già, neanche a me. Perché, in tre parole: odio il calciomercato. Parafrasando una celebre frase di Gary Lineker, infatti, potremmo riassumere le ultime sessioni del Bologna affermando che “il calciomercato è quell’attività che dura sessanta giorni, coinvolge centinaia di squadre e alla fine il Bologna vende il giocatore migliore”. Inutile stare a riesumare la sfilza di sanguinose operazioni messe in atto in questi anni: è sufficiente ricordare l’ultima, la peggiore di tutte, perché ci ha mostrato come non possiamo stare tranquilli nemmeno a mercato chiuso. In fondo la descrizione della scena sopra non è tanto sbagliata, basta cambiare poche cose. Sì, perché quando leggi dell’ufficialità (di una cessione, naturalmente) tu vai comunque dal tuo amico dicendo “L’abbiamo preso”. È la risposta a cambiare: non più “chi?” ma “dove?”.
Anche se, a essere onesti, le prospettive per la sessione che si apre domani potrebbero essere leggermente diverse. Primo, abbiamo un direttore sportivo. Vi ricordate? Mica lo avevamo fino a un mese fa. Ora ci manca un direttore generale (pare che non godremo mai di un organigramma completo), ma contando l’esperienza precedente non ci strappiamo certo subito i capelli. Secondo, l’obiettivo di questo calciomercato sarà esattamente vendere i giocatori, cioè ciò che negli ultimi anni ci è continuamente riuscito. Della squadra mirabilmente retrocessa, infatti, meno ne rivedremo meglio sarà. Alcuni sarà facile venderli, altri purtroppo presentano una difficoltà di cessione di livello altissimo, e per riuscire a piazzarli ci vorrà una tattica degna di Sun Tzu. Ma se Fusco ci riuscirà, beh, per la prima volta da tempo potremo telefonare a qualcuno per un buon motivo.
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