1 punto in 2 partite. Cacia che non segna neanche con la matita. Lopez che sbaglia tutti i cambi. Tacopina e Saputo che litigano e non si vogliono più bene. Il tycoon canadese che doveva arrivare in città ad inizio settimana, venerdì, ieri, domani e che invece non arriva più. Panico. È stato bello sognare. È durato tutto troppo poco. Il countdown per il ritorno in sella di Guaraldi, per l’Apocalisse, per il Giudizio Universale, è iniziato. Calma e sangue freddo, ragazzi! L’inguaribile vena autolesionista che sembra non voler abbandonare una larga fetta della nostra città, una specie di Sindrome di Tafazzi refrattaria ad ogni tipo di trattamento, sta inesorabilmente venendo fuori con prepotenza negli ultimi giorni e minaccia di far scoppiare la bolla di entusiasmo che fino a qualche giorno fa pareva avvolgere Bologna e il Bologna.

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Partiamo dal campo. Uno 0-0 interno contro il Carpi non è certo il risultato capace di stimolare la fantasia, di accendere la passione dei tifosi più o meno fedeli ai colori rossoblù, ancor di più se arriva dopo una sconfitta beffarda come quella di Livorno, ma la prestazione della squadra è stata assolutamente positiva. Nonostante l’assenza pesantissima di Buchel a centrocampo e quella forse un po’ sottovalutata di Acquafresca in avanti, l’undici di Lopez ha controllato la partita in pratica dal primo all’ultimo minuto, creando sì poche occasioni rispetto alla mole di gioco prodotta, ma riuscendo a non esporsi alle pericolosissime ripartenze dei biancorossi di Castori. Il duo centrale Oikonomou-Maietta è riuscito a disinnescare lo spauracchio Mbakogu, dimostrando ancora una volta l’assoluta affidabilità loro e di tutto il pacchetto arretrato rossoblù.

Il giovane difensore greco in particolare continua ad impressionarmi sempre di più, settimana dopo settimana, e rende sempre meno indigesto il sacrificio di Capello fatto a fine giugno, anzi: quello scambio tanto criticato ad inizio estate si sta rivelando un vero e proprio colpo di mercato (un po’ come fu per lo scambio Olivares-Mangone quasi 20 anni fa, ricordate?) e rende ragione alla scelta – quasi obbligata – di Fusco di non affiancare a Maietta un altro centrale di esperienza. Chi scrive l’ha sempre pensata alla stessa maniera (se non vi fidate, potete controllare QUI), ritenendo più importante l’arrivo di una seconda punta da affiancare a Cacia. Nico Lopez sarebbe stato perfetto, peccato solo che Tacopina non abbia avuto modo di far colpo anche su di lui, altrimenti adesso staremmo quasi certamente guardando tutti dall’alto in basso. Al posto del Conejo è arrivato Improta, che sabato si è mangiato un gol grande una casa, ma che ha già fatto vedere, al ritorno in campo dopo 5 mesi di assenza, di avere i numeri per far svoltare il reparto fin qui più in difficoltà, quello avanzato.

Il momento-no di Cacia (che prima o poi finirà, ne sono certo) e l’inconfutabile mancanza di uomini in grado di svoltare la partita subentrando dalla panchina (l’unico gol di un sostituto rimane quello proprio di Oikonomou a Terni) ha ovviamente spinto i più ad augurarsi un intervento risolutivo in tal senso dal mercato di gennaio, auspicando inoltre l’arrivo di un portiere, un terzino destro, un centrale di centrocampo, un trequartista, un magazziniere, un mental coach (quello serve sempre), quattro veline (anche cinque va, quelle servono davvero) e una manciata di uomini di fatica, mescolando per amalgamare il tutto. A questa squadra, a mio modo di vedere già buona così com’è, manca davvero poco – la classica ciliegina sulla torta – per diventare ingiocabile o quasi per le avversarie di una cadetteria mai così mediocre come quella di quest’anno. E ad ogni modo, invocare l’arrivo del Messia ad ogni mezzo passo falso non può far bene alla squadra, specie se all’inizio del mercato di gennaio mancano ancora due mesi o 8 turni di campionato.

Mercato di gennaio che, a prescindere da ogni discorso tecnico, ci fornirà le prime indicazioni concrete sulla reale consistenza di una compagine societaria che fatica a prendere forma. Lungi da me parlare di cose che non conosco, quindi preferisco non entrare nello specifico della frattura tra Tacopina e Saputo di cui si è parlato negli ultimi giorni (ammetto candidamente di non saperne nulla, perdonatemi), ma sono arcisicuro che un personaggio dell’intelligenza dell’attuale Presidente non si farà scappare così facilmente un gigante del calibro del canadese. Se il problema è Fusco, state tranquilli che l‘attuale direttore sportivo – pur godendo di tutta la stima del mondo da parte di Tacopina – farà le valigie in quattro e quattr’otto, lasciando il proprio posto al Pantaleo Corvino di turno. Siamo all’inizio di un rapporto in cui è giusto definire fin da subito i ruoli delle parti, ma sarei davvero sorpreso nel veder saltare sul nascere una joint venture (passatemi il termine non propriamente adeguato) di queste proporzioni, in cui una delle parti in causa, quella più munifica, ha parlato di un centinaio di milioni di investimento nemmeno un mesetto fa. In ogni caso, a prescindere da qualsiasi discorso, non vedo che utilità possa avere parlare in continuazione della faccenda, quasi con accanimento, ogni benedetto giorno, senza tregua. Sarebbe un po’ come avere un monaco del Medio Evo attaccato agli zebedei che ogni due minuti ci ricorda che sì, anche noi, prima o poi, dobbiamo morire. Non ci resta che piangere

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