Così alla fine ci siamo. Mercoledì inizierà infatti la nuova stagione del Bologna Football Club, prima con il raduno a Casteldebole e poi con la salita verso Sestola tre giorni dopo. Allenatore nuovo, squadra fatta quasi per metà, ma stesso quadro dirigenziale. Già, alla fine Albano Guaraldi è ancora in sella al Bologna, lo sappiamo benissimo. Solo due mesi fa ci saremmo aspettati il finimondo di lì a poco, e invece lentamente, una tappa dopo l’altra, la posizione del presidente si è fatta ogni giorno più salda, mentre il club continua a essere incappiato da una condizione economica drammatica. L’unica chance concreta di arrivare a un cambio di proprietà è stata legata a Massimo Zanetti, il quale però poco più di un mese fa ha detto “no grazie”, facendoci piombare nel terrore. Una sensazione che abbiamo dimenticato poiché nel frattempo la squadra è stata regolarmente iscritta alla Serie B (con partenza a handicap di un punto, non scordiamolo), ma questo non può essere sufficiente a dare una mano di bianco sull’unica convinzione salda che abbiamo riguardo al nostro Bologna: con questa società il futuro è nero.

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E nell’approcciarsi a una nuova stagione è, come ho già avuto modo di scrivere, una spiacevole sensazione di déjà vu. Sono anni che, purtroppo, non abbiamo motivo di riporre fiducia (o speranza) in chi siede ai vertici del BFC. E sono anni che al termine di un campionato si susseguono regolarmente voci su un possibile passaggio di proprietà, che poi si affievoliscono sino a dissolversi in un’eco lontana. Due estati hanno fatto eccezione: quella del 2008 e quella del 2010, quando prima Menarini e poi Porcedda si issarono a presidenti rossoblù, con risultati pessimi il costruttore bolognese e addirittura peggiori il sardo dall’irrealizzabile progetto triennale (a meno che non facesse riferimento a un progetto dietro le sbarre: sarebbe ancora in tempo in quel caso). Un continuo ripetersi di inizi di stagione privi di qualsivoglia ambizione, intervallati da momenti di ebbrezza dannatamente illusori.

Questo loop inesorabile mi ha fatto venire in mente un film di inizio anni Novanta con Bill Murray, uno dei suoi migliori a parer mio. Si chiama Ricomincio da capo (Groundhog Day in inglese, “il giorno della marmotta) e ha come protagonista un giornalista che, per chissà quale mistero, si trova a rivivere il famigerato Giorno della Marmotta quotidianamente. La radiosveglia alle sei scatta sempre con la stessa canzone, e le persone eseguono ogni volta le medesime azioni. L’unico a rendersene conto è proprio il giornalista, Murray, e per le prime volte lo shock è devastante. Ma poi piano piano acquista consapevolezza, rendendosi conto che le sue azioni possono avere un’influenza su quelle altrui, modificando radicalmente gli eventi. Così, ogni giorno, decide di cercare di rendere migliore la vita delle altre persone, imparando dagli errori della giornata precedente (che è poi sempre la stessa).

Ecco, il Bologna vive da anni il suo Giorno della Marmotta, rivivendo sempre stagioni mediocri se non peggiori, come la scorsa. Perché, evidentemente, qua non si impara dagli errori. Qua si continua a inciampare nello stesso punto, anzi negli stessi punti, dimentichi dell’esperienza precedente. Cambia una proprietà? Farà meglio di quella precedente, dai. No. Mai, stessi problemi. La proprietà è la stessa dell’anno precedente? Avrà capito come ci si deve muovere nel mondo del calcio. No, fa pure peggio. Non c’è scampo, sembra una condanna da scontare in eterno. Perché? Bella domanda. Non lo so, o forse non lo voglio sapere. Quello che so è che tra tre giorni si ricomincia. Da capo.

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