Settimana da niente, vero? Tra ribaltoni societari e vittorie sul campo, sette giorni che da soli hanno regalato più emozioni dell’intera passata stagione. Erano oltre sei mesi che il Bologna non espugnava il Dall’Ara, quasi dodici che non ne vinceva due in fila (Livorno e Cagliari a ottobre 2013): in novanta minuti i ragazzi di Lopez hanno scacciato due scimmie che si erano ormai avvinghiate alla schiena di chiunque avesse a cuore le sorti dei rossoblù. È stato un Bologna non cinico come a Terni, anzi decisamente sciupone, che comunque anche ieri non ha rischiato quasi nulla: è il dato più importante, dopo che le partite contro Aquila, Entella, Pescara e Crotone avevano invece mostrato una formazione bucherellabile soprattutto a livello mentale. Matuzalem ha giocato la sua miglior gara da quando è arrivato, e lo ha fatto sorprendendo tutti quanti alla fine di un tour de force, così come sorprendente è stata la prestazione di Morleo: mai visti così tanti cross azzeccati, uniti al consueto motorino incorporato nei quadricipiti del capitano. Il lavoro di Lopez sta finalmente dando dei risultati, ma se si azzarderà a togliere Laribi dalla trequarti lo si dovrà accompagnare immediatamente fuori dai cancelli del centro tecnico. Perché quel furetto in prestito dal Sassuolo sa giocare, e posizionato tra le linee trottola ovunque, mordendo costantemente le difese: oltre al gol due palle nitide per chiudere la partita, che se fosse finita con uno scarto maggiore non ci sarebbe stato nulla da dire. E allora godiamocela sta giornata, perché le Bologna-Crotone sono sempre in agguato: la Serie B non è nemmeno iniziata, mancano trentasei partite e prima o poi gare come quella sbucheranno di nuovo da dietro l’angolo. Abbiamo visto qualcosa di buono, però. Finalmente.
Anche sul fronte societario abbiamo visto qualcosa: qualcosa di folle. Lunedì è arrivato in città un gazillionario canadese che con gli spiccioli presenti nel portafoglio potrebbe comprarsi Bologna, Virtus, Fortitudo Basket, Fortitudo Baseball, Warriors e far puntare allo Scudetto almeno quattro di queste cinque squadre (sempre con gli spiccioli presenti nel portafoglio). Ha incontrato il sindaco, l’assessore allo sport, i signori della Curia, ha fatto il giro del centro tecnico e del centro storico. Non ha mai pronunciato la frase “Compro il Bologna”, si è sempre mantenuto sui binari della possibilità, tuttavia le parole lapidarie (nel senso di pietre lanciate contro l’attuale presidente) di Merola dopo il loro incontro lasciavano intendere che la bilancia nordamericana pendesse dal lato del “sì”. Anche le notizie di contatti con addirittura Roberto Mancini aggiungono peso a quella parte. Un vero american dream, sorretto da un progetto di grandeur rossoblù da far venire la pelle d’oca. Bastava aspettare qualche giorno, una settimana non di più, e avremmo avuto la risposta definitiva.
E invece.
E invece giovedì il fulmine a ciel sereno, direttamente da una Treviso rinominata “Canossa” per l’occasione. Il redivivo Zanetti ha garantito l’aumento di capitale necessario a salvare il Bologna dal fallimento, paracadutato Baraldi a Casteldebole e confermato Guaraldi alla presidenza almeno fino all’approvazione del bilancio. A parte la conferma del presidente, che però dovrebbe solamente garantire immunità al magnate veneto in caso di magagne finanziarie, non c’è nulla di male nella sostanza di tutto ciò. Infatti la primavera scorsa invocavamo tutti l’intervento di Zanetti, che ci avrebbe evitato un punto di penalizzazione e un’estate di stenti. Non è arrivato, però, e cosa sia cambiato da allora fatico a capirlo. Si è avvicinata la scadenza letale di metà ottobre, quello sì, tuttavia c’era anche la concreta possibilità di aprire una pagina storica per questa società. “Gli americani non erano affidabili”, dicono dalla dirigenza. Ma se un gelataio che produce un gelato disgustoso mi dicesse che il gelato di quello di fronte fa schifo, io mica mi fiderei: lo andrei ad assaggiare. Non c’è stato nemmeno il tempo di farlo, a fronte di un’urgenza che lascia aperto un milione di dubbi quando l’unica certezza, invece, è che vedremo ancora le stesse facce. E, oltre ai gazillioni di Saputo, era proprio la possibilità di non vederle più a elettrizzarci così tanto.
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